Per San Rocco, la rondine fa fagotto
Il fumo sottile di una catasta di rami secchi bruciati ai margini del frutteto sale dritto nel cielo di metà agosto, che ha perso quel blu carico e fiero di luglio per farsi più chiaro, quasi velato di un'ombra sottile.
Il contadino se ne sta in piedi vicino alla staccionata del pascolo, con la mano sulla fronte a ripararsi dagli ultimi raggi del pomeriggio. Sopra il tetto del fienile, decine di piccolissime sagome nere si rincorrono in tondo con voli rapidi, radunandosi sui fili e sulle travi più alte.
Il contadino le osserva a lungo, poi abbassa lo sguardo, si sistema le bretelle di cuoio sulle spalle e accenna un lento cenno del capo verso la porta della stalla.
"Oggi è il sedici di agosto, la festa di San Rocco. A vederle ieri pareva che l'estate potesse durare in eterno, e invece guardate lassù. Sentite come s'affannano? Non fanno più i voli pigri di un mese fa, quando andavano a caccia di moscherini per i piccoli nel nido.
Non c'è bisogno del lunario o del barometro per capire che la stagione ha voltato le spalle. Le rondini sono le prime a sentire che l'aria sta cambiando sapore, che la notte rinfresca prima e che il caldo grande comincia a perdere forza. Non aspettano che arrivi il primo vento freddo a coglierle di sorpresa.
Radunano le forze, preparano i giovani nati nell'anno e fanno i bagagli senza fare storie. C'è saggezza nel loro andarsene, sanno che per ogni cosa c'è un momento per restare e un momento per partire.
L'uomo saggio dovrebbe prendere esempio da loro. Quando la stagione della vita o dei lavori comincia a cambiare, non serve ostinarsi a trattenere ciò che deve andare. Bisogna saper fare il proprio fagotto con garbo, raccogliere i frutti di quello che si è fatto e prepararsi al nuovo tempo che arriva, senza paura del viaggio e con la certezza che, quando la terra tornerà a scaldarsi, chi deve tornare troverà sempre la strada di casa."
La casetta in campagna

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