L'edera

 


L'edera è il mantello eterno della campagna, la regina verde che sfida il tempo, la pietra e gli inverni. E' un arbusto rampicante caratterizzato da un'energia inesauribile. Si arrampica su tronchi, muretti a secco e antichi casolari usando piccole radici aeree trasformate in vere e proprie ventose, capaci di ancorarsi alla roccia più dura.

​A differenza di quanto si creda comunemente, l'edera non è una pianta parassita: non succhia, infatti, la linfa dagli alberi su cui sale, ma li usa semplicemente come supporto per raggiungere la luce del sole. Le sue foglie, coriacee e di un verde scuro brillante, nascondono uno dei segreti botanici più affascinanti, il fenomeno dell'eterofillia, ovvero la capacità di cambiare completamente forma a seconda dell'età e della posizione. Se osservate attentamente un'edera, noterete che le foglie in basso (quelle giovanili che strisciano all'ombra) hanno la classica forma a 3 o 5 lobi che tutti conosciamo. Ma quando la pianta raggiunge la cima di un muro o di un albero ed entra in contatto diretto con la luce del sole, cambia forma: i fusti diventano rigidi, le foglie diventano ovali o a cuore, e solo allora la pianta produce i suoi fiori e le sue bacche.

L'edera ha un ciclo biologico completamente invertito rispetto a quasi tutte le altre piante europee. Fiorisce in pieno autunno, tra settembre e ottobre, offrendo l'ultimo prezioso nettare dell'anno alle api prima dell'inverno. I suoi frutti, bacche nere e velenose per l'uomo,  maturano a fine inverno, diventando la risorsa di sopravvivenza fondamentale per merli, tordi e capinere quando nel bosco non c'è più nulla da mangiare.

Un tempo si pensava che l'edera rovinasse i muri delle case. La scienza moderna ha dimostrato l'esatto contrario. L' edera crea un'intercapedine d'aria isolante che protegge le pareti di pietra dagli sbalzi termici, dal gelo invernale e dal calore estivo, assorbendo l'umidità in eccesso e proteggendo la muratura dalla pioggia battente.

Nella magia verde, l'edera è legata all'elemento Acqua e al pianeta Venere. Per la sua capacità di stringersi e non staccarsi più, è da sempre il simbolo della fedeltà, dell'amicizia indissolubile e dell'amore che sopravvive alla morte. Coltivata sui muri di casa, agiva come uno "scudo psichico" contro le negatività e le maledizioni. Se un'edera vecchia e rigogliosa piantata su una parete improvvisamente seccava, i contadini lo consideravano un nefasto presagio di sfortuna per la famiglia.

Le foglie di edera sono ricchissime di saponine, sostanze detergenti naturali. Fino al secolo scorso, nelle campagne si usava preparare il "decotto d'edera": facendo bollire una manciata di foglie fresche in acqua per una ventina di minuti si otteneva un sapone liquido perfetto per lavare i tessuti scuri e la lana, capace di ravvivare il colore nero e sgrassare a fondo senza bisogno di sostanze chimiche. 

Nella mitologia greca e romana, l'edera era la pianta sacra a Bacco, dio del vino e dell'estasi. Si raccontava che quando Bacco era neonato, l'edera sia apparsa improvvisamente per avvolgere la sua culla e proteggerlo dalle fiamme scagliate da Era. Durante i baccanali, i partecipanti indossavano corone intrecciate di vite ed edera: si credeva che la natura "fredda" dell'edera bilanciasse il calore del vino, impedendo a chi la indossava di ubriacarsi troppo velocemente.


La casetta in campagna

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