La minigonna
Se da piccola i vestiti che indossavo erano spesso uguali a mia sorella, da grande se si poteva, cercavo di seguire la moda del momento.
Pantaloni a zampa, camicette colorate e quello che nella mia gioventù era la moda del momento.
Mi ricordo un bel paio di jeans: la mamma aveva cucito un risvolto e le tasche a quadrettini azzurri come la camicetta che mettevo assieme; poi pantaloni rossi, beige e azzurri, tutti a zampa chiamata "d'elefante”, abbinati a magliette o camicie.
Non erano tanti i capi che possedevo, ma li tenevo da conto e ben curati perché sapevo che avevano costato fatica, anche la mia, perché a quattordici anni sono andata a lavorare in maglificio per aiutare la famiglia. Guardavo le ragazze più grandi sfoggiare le minigonne di ogni fattura e mi piacevano tanto, ma mio papà non permetteva che andassi in giro “mèsa nuda”… quindi sognavo…
Quando una ragazza appena sposata e venuta ad abitare poco distante da casa mia, mi regalò una delle sue minigonne, mi sentivo super felice! Assieme alla gonna mi regalò anche un paio di sandali fatti di corda che si usavano in quegli anni e anche con un bel tacco e quindi mi provai le due cose e la mamma mi disse che stavo bene perché avevo le gambe belle dritte. Il problema era come fare con il mio papà, ma sapendo di avere mia mamma dalla mia parte, un giorno indossai la minigonna e i sandali. Ho girato attorno al tavolo della cucina per varie volte, cercando di nascondere le gambe a mio papà: stavo sempre all’opposto di dove si trovava lui, perché non avevo il coraggio di farmi vedere.
Dopo un po’ la mia mamma gli raccontò che Norma, la moglie di Severino e cognata della Santola Mariella, mi aveva fatto quel regalo e che alla fine avevo due belle gambe, quindi gli chiese di lasciarmi indossare quel capo. Lui scosse la testa, brontolò, ma poi con titubanza mi feci vedere… non approvava quell’abbigliamento e lo disse chiaramente, ma poi potei uscire con la mia prima minigonna!
Erano conquiste non da poco a quei tempi, perché significavano trasgressione e cambiamento, che non tutti erano disposti ad accogliere. Se penso a mia mamma, che nel 1958 è arrivata a Pedescala in casa con i suoceri e che mia nonna le ha proibito di andare in chiesa con i vestiti con la manica corta, comprendo quanto le cose siano cambiate velocemente.
Basta guardarsi attorno ai nostri giorni, la moda propone sempre più abbigliamenti ridotti per le giovani, ma il fatto è che anche le donne più attempate seguono la moda delle ragazzine…
Spesso non siamo più capaci di avere del decoro quando si entra in certi luoghi o quando ci sono delle occasioni particolari (cerimonie pubbliche, ecc.) in cui l’abbigliamento è come un biglietto da visita.
Per tornare alla mia prima minigonna, a cui dopo ne sono seguite tante, rovistando nel solaio di mia mamma, in uno scatolone l’ho trovata e il cassetto dei ricordi si è aperto, facendomi rivivere situazioni ed emozioni di tantissimo tempo fa.
Mia mamma amava conservare le cose e anche se il solaio è strapieno e devo pur cominciare a fare pulizia, l’ho ringraziata perché custodendo quei ricordi, sono potuti tornare a me dopo più di cinquant’anni e mi hanno fatta felice.
Lucia Marangoni (Dàmari)
Pedescala 25 luglio 2026

Lucia tu scrivi sempre molto bene i tuoi racconti. Mi hai fatto tornare in mente il giorno in cui ho messo il mio primo collant (color pelle) che mi aveva regalato la mamma di una mia compagna di classe (avevo 12 anni o 13) . Quel giorno avevamo degli invitati (era una domenica) sono arrivata a tavola con la mia mini gonna e i collant, mi sentivo fuori posto, non sapevo neanche come camminare dalla vergogna, per arrivare fino al tavolo, con il timore che mio papà mi facesse una riflessione. Tutto è andato bene... però mi sentivo a disagio. Era un' epoca diversa, ma stupenda. Grazie ancora.
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