Il rovo


Il rovo è il guardiano selvaggio della terra, il groviglio spinoso e indomabile che protegge i confini del bosco, offrendo in cambio del nostro rispetto il dono più dolce e scuro della fine dell'estate: le more. E' una pianta rampicante e strisciante, dalla forza prodigiosa. I suoi fusti sono flessibili ma ricoperti da spine ad uncino affilatissime. Cresce con una velocità sorprendente, creando barriere naturali impenetrabili che proteggono il terreno dall'erosione e offrono un rifugio sicuro a piccoli animali, uccelli e insetti.

​La sua è una bellezza ruvida. In primavera si veste di delicati fiori bianchi o rosa sfumato, a cui seguono i frutti. Le more cambiano colore con il passare delle settimane, passando dal verde acerbo al rosso vivo, fino a raggiungere quel nero lucido, profondo e succoso che annuncia la maturazione ideale sotto il sole di agosto.

• ​La maledizione di san Michele e la notte delle more. Secondo una celebre leggenda del folklore britannico ed europeo, esiste un giorno preciso oltre il quale non si dovrebbero più raccogliere le more: il 29 settembre (Festa di San Michele). Si racconta che quando l'Arcangelo Michele scacciò Lucifero dai cieli, il diavolo cadde sulla Terra finendo proprio dentro un cespuglio di rovi spinosi. Per la rabbia e il dolore, maledisse la pianta sputandoci sopra. Da quel giorno in poi, la tradizione vuole che le more raccolte dopo fine settembre diventino amare o portino sfortuna.

• ​L'arco della guarigione e i nuovi inizi. Nella magia popolare, il rovo è legato all'elemento Terra. I contadini credevano che l'arco naturale formato dai rami di rovo radicati al suolo da entrambe le estremità fosse un vero e proprio portale di guarigione. Far passare per tre volte un bambino malato o una persona sofferente al di sotto di questo arco naturale, serviva a "lasciare indietro" la malattia, che veniva trattenuta dalle spine della pianta.

• ​La corona di spine e i simboli sacri. Nella tradizione cristiana, il rovo è stato spesso identificato come una delle piante usate per intrecciare la corona di spine posata sul capo di Cristo. Le sue bacche rosse prima di diventare nere simboleggiavano le gocce di sangue versate, mentre il passaggio dal rosso al nero rappresentava il mistero della morte e della successiva rinascita.

•  ​La pianta camminatrice. Il rovo possiede una capacità di propagazione unica. Quando la punta di un lungo ramo tocca il terreno, non si limita ad appoggiarsi, ma sviluppa nuove radici dando vita a una nuova pianta autonoma. In questo modo, il rovo letteralmente "cammina" sul terreno, conquistando spazio e creando un intrico sotterraneo di radici difficile da sradicare. 

•  ​Il tè delle campagne e la cura per le gengive. Oltre alle squisite more usate anche per marmellate e crostate, le giovani foglie di rovo essiccate sono da sempre usate nella medicina popolare. Ricche di tannini, flavonoidi e vitamina C, venivano usate per preparare infusi e decotti astringenti, ideali per fare sciacqui contro le gengive sanguinanti, il mal di gola o per calmare i disturbi intestinali. 

• ​Il rifugio degli animali del bosco. Nel micro-ecosistema della campagna, il rovo è una vera e propria fortezza. Tra le sue spine nidificano in totale sicurezza piccoli uccelli come lo scricciolo e la capinera, al riparo da volpi e rapaci. Inoltre, i suoi fiori sono una tra le fonti di nettare più ricche e amate dalle api per la produzione del miele di bosco.


La casetta in campagna

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