Disse la canapa al lino: Quando tu ti consumi, io mi raffino
Li appoggia sul tavolo in noce, accarezzando la superficie della canapa. Quei segni sulla stoffa gli ricordano le mani di sua madre, che lavorava al telaio nelle lunghe sere d'inverno, quando il freddo bussava alle finestre.
Sorride con una punta di nostalgia, rimirando la forza di quella fibra rustica che non si è mai arresa agli anni.
"Questa tela la realizzò mia nonna quando era ancira una ragazza. Guardate il lino... bellissimo, finissimo, una gioia da toccare quando è nuovo. Ma usatelo, lavatelo dieci, venti, cinquanta volte... a furia di sfregare e di stare al sole s'assottiglia, perde corpo, fino a diventare un velo che si strappa con un soffio. La canapa, invece, è un'altra storia. Mia madre la prendeva dal telaio ed era dura come la corteccia d'un albero, ti graffiava quasi la pelle. Eppure è una grande lezione sulla vita. C'è chi nasce morbido, delicato, fatto per le cose facili e per fare bella figura da subito, come il lino. Ma alla prima vera fatica, al primo urto con il tempo e con il travaglio del mondo, comincia a consumarsi e a perdere forza.
Chi invece nasce dalla roccia e dalla fatica, chi deve ingoiare la durezza dei primi anni, parte ruvido, è vero. Ma ogni lavata, ogni tempesta, ogni anno di lavoro non lo distrugge: lo pialla, lo ammorbidisce, ne tira fuori la vera nobiltà. Più la canapa lavora e si batte sulle pietre del fiume, più diventa bianca, resistente e dolce al tatto, senza perdere un solo filo della sua forza.
Non bisogna aver paura di partire con le mani grezze e il carattere duro. Le prove della vita consumano soltanto chi è fatto di tela sottile; chi ha la fibra forte dentro, con il passare degli anni e delle battaglie diventa più saggio e più prezioso."
La casetta in campagna

Commenti
Posta un commento