Con un salto non si arriva in Paradiso
Il nostro contadino si ferma a guardare il muretto a secco che sta tirando su da questa mattina. Ha le mani sporche di calce e le ginocchia polverose. Con il dorso del guanto si asciuga la fronte, poi sposta lo sguardo verso la salita ripidissima che porta al colle più alto, dove una volta un giovane del paese aveva provato a salire di corsa per una scommessa, finendo solo per spaccarsi una caviglia alla prima svolta.
"La gente di oggi ha sempre una gran fretta di arrivare in cima. Vogliono tutto e lo vogliono subito: la ricchezza senza fatica, la saggezza senza gli anni, la pace senza aver prima imparato a soffrire. Pensano che la vita sia come un fosso che si può superare con uno slancio. Ma mio padre, quando mi vedeva correre nei solchi per finire prima il lavoro e lasciare le cose a metà, mi prendeva per la spalla e me lo diceva sempre.
La terra insegna che le cose grandi si costruiscono un mattone alla volta, un solco dopo l'altro. Non esiste la scorciatoia per la felicità, né per la virtù. Se si prova a fare il passo più lungo della gamba per arrivare subito in alto, l'unica cosa che si ottiene è di cadere con la faccia nella polvere e farsi del male vero.
Il Paradiso, che sia quello del cielo o semplicemente la serenità di una casa e di una coscienza pulita, non è un posto dove si finisce per caso o per un colpo di fortuna. È una cima che si guadagna a passi piccoli, lenti, ma continui.
Bisogna saper affrontare la salita con pazienza, mettere un piede davanti all'altro anche quando le gambe fanno male, e accettare che ogni giorno porti il suo pezzetto di strada. Chi vuole volare senza avere le ali, precipita; chi invece cammina con umiltà e costanza, passo dopo passo, alla fine del viaggio la cima la raggiunge davvero."
La casetta in campagna

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