Tutti uguali
Liberté, Égalité, Fraternité…
Motto che si vuole rappresenti i valori cardine della Rivoluzione Francese e della moderna democrazia occidentale, sancendo il passaggio da sudditi a cittadini. Difficile tuttavia conciliare libertà ed uguaglianza, ancor meno pretendere la fraternità, che è un'aspirazione etica non imponibile per legge.
Quest’aulico concetto mi sovviene spesso quando guardo banalmente un campo di grano o di mais della moderna agricoltura.
Steli rigorosamente uguali, della stessa altezza e struttura, a perdita d’occhio come la tavola d’un biliardo. Nessun fusto che emerga, nessuno che si ritragga, nessun’altra erba o fiore a disturbare l’uniformità del campo, nessun diverso colore, tutto uguale. Eppure, solo qualche decennio fa, i medesimi campi non si presentavano così anonimamente uniformi. Qualche gambo svettava sugli altri, qualche altro chinava il capo, papaveri o iris qua e là lo punteggiavano di colore, almeno sulle capezzagne spuntavano ciuffi di papaveri.
Ora la selezione genetica delle sementi, la semina computerizzata e assistita dalla navigazione satellitare, unitamente alla concimazione e al diserbo selettivo, ha di fatto uniformato i parametri di crescita. L’applicazione di tecniche agronomiche sempre più adattive e l’uso di anticrittogamici calibrati ed efficienti, rende ormai anche l’agricoltura un processo industriale come tanti, dove predomina l’uniformità dei processi e dei prodotti, realizzando di fatto l’Égalité.
Cos’è rimasto però della Liberté?
Niente! Nessuna pianta può permettersi di crescere diversamente dal pianificato, anche perché selezionata all’origine per essere uguale alle altre, alimentata come le altre, spinta alle prestazioni più estreme come le altre. Anche la metaforica falce (ora meccanizzata in falciatrice, trincia o trebbia) non ha più il manzoniano scopo di "pareggiare tutte l’erbe del prato", perché sono già pareggiate, nascono pareggiate, vivono pareggiate. La stessa diversità biologica che ne ha consentito per secoli la selezione viene di fatto azzerata.
Possiamo dire che così la produzione agricola è aumentata e garantita, riuscendo a nutrire gli otto e più miliardi di abitanti del pianeta, quando cent’anni fa non ne garantiva neanche un decimo. Anche questo va considerato!
Le piante e le bestie però non pensano, non comunicano (con noi) e non si ribellano, dovendo necessariamente uniformarsi alle pratiche introdotte dall’uomo, che ne manipola a piacimento la genetica e lo scopo di vita. Peraltro non è dato di sapere se apprezzino le libertà civili.
Mi vien però spontaneo pensare all’uomo, che le libertà civili dovrebbe apprezzarle, perché anch’esso rischia di far la fine delle graminacee dell’agricoltura intensiva, barattando le sue sicurezza di vita e l'Égalité con la Liberté. Sulla Fraternitè, invece, mi pare ci sia ancor parecchio da lavorare.

Giulio
RispondiEliminaLa liberta per ogni persona.
L’ugualianza tra di noi
La fraternita : Solidariera tra i cittadini
Queste tre scritte sono su tutti i Frontoni dei communi in Francia.
Non vedo perche si vuole dimostrare che l’erba oppure le piante non sono uguali da pertutto. Per fortuna che ci puo essere il Baobab Africano maestoso, come puo esserlo un Faggio al Capitelo della Singela.
La libertá per ogni persona.
RispondiEliminaL’ugualianza tra di noi.
La fraternitá: Solidarietá tra i cittadini.
Queste tre scritte sono su tutti i Frontoni dei Comuni in Francia.
Non vedo perché si vuole dimostrare che l’erba oppure le piante non sono uguali dapertutto. Per fortuna che ci può essere il Baobab Africano maestoso, come può esserlo un Faggio al Capitello della Singela.
Dopo aver riletto con più attenzione l’articolo di Gianni, vorrei aggiungere un po' di storia e sensibilizzare la gente dove stiamo andando... Settanta anni fa quando arrivava la primavera, quando prendevo la strada dei Lucca per recarmi a scuola (biblioteca e pensionati oggi) si sentiva un profumo di campagna: frutta, erba, piante, frutteti... che innondava il nostro naso. Guardiamo adesso...
RispondiEliminaAltro fatto: quaranta anni fa ero in una sala d’attesa di un ospedale a Parigi, eravamo circa una decina di pazienti, ad un tratto un paziente si mette in piedi e incomincia a dire la sua: Io vengo dalla regione di Orléans, città che dista a circa 100 km da Parigi, sono contadino, nelle trattorie agricole di quella regione che fanno 700/800 ettari di superficie e che si producono 120/140 quintali di grano a ettaro, là non si vede un solo papavero, un solo fiordaliso. Questo signore voleva semplicemente trasmettere un messaggio ai presenti, per dire che una della ragioni per la quale eravamo lì a farci curare, la colpa era anche da imputare a tutti quei pesticidi che i contadini spargevano nei campi! Non c'era più posto per i fiori. Vorrei terminare con l’attualità: dovremmo essere tutti più severi e responsabili con il nostro ambiente che è un capitale e una bellezza insostituibile.