Simpatiche e oscure presenze
[Gianni Spagnolo_©_26D19]
Sta esplodendo la primavera, che è il momento della rinascita per eccellenza. La natura riprende vita e colori e si sveglia tutto quel mondo naturale che l’inverno aveva spento o sopito.
Anche in casa mia e nelle sue pertinenze esterne si manifesta un variegato assortimento di ospiti. Veramente, nessuno di loro è mai stato invitato, ma sono entrati a far parte della nostra vita perché si vede che è giusto così. Qualcuno, come: cimici, vespe, formiche e mosche non è molto gradito, mentre altri, meno molesti, contribuiscono a renderci consapevoli che non siamo gli unici aventi diritto su questo pianeta.
Giusto l’altro ieri è arrivato il primo bronbòlo, ancora médo incrotìo. La coppia di merli ha già fatto il nido il mese scorso sull’albero appresso il poggiolo e i due neonati merletti si sono già involati. Il pettirosso, che ogni mattina viene guardingo a piluccare il cibo del cane, rimane una presenza fissa. Così come le séleghe che colonizzano il tetto e che ci svegliano all’alba. Fino a non molti anni fa erano una presenza assordante, ora ne sono rimaste ben poche.
Stamattina ho avvertito il primo singulto del cuco, che sicuramente ci accompagnerà fino al Corpus Domini. Cavallette giganti, méde inbatunìe, sono appese qua e là fra le fronde. Le vespe girano vorticosamente attorno ai nidi e contendono alle api il nettare dei primi fiori. Col primo sole hanno fatto capolino le lucertole, mentre tra poco inizieranno le loro danze i carbonassi. Arriverà anche il solito riccio ad insidiare la ciotola del cane, assieme ad una pletora di lumache e insetti notturni che non ho mai visto, ma che lasciano le loro belle tracce; così come le arvicole.
Ma ce n’è una, di presenza, che sono anni che m’innervosisce. Si tratta d’un uccello che nessuno finora ha visto, ma che pernotta imperterrito sul capotrave di casa e inonda il terrazzo di schiti giganti che per toglierli occorre l’idropulitrice. Schiti e borre marroncine che si frantumano appena a toccarle. In altri tempi avrei chiesto lumi a mio padre, ma mancanza e modernità impongono altrimenti.
Ecco che allora ho fatto la foto degli schiti biancastri e della borra e li ho affidati all’intelligenza artificiale. L’AI ha prontamente preso atto della mia richiesta e ha elaborato il verdetto: si tratta certamente di una civetta. Il mio ospite misterioso e maleducato è dunque una civetta, forse addirittura due. Probabilmente quelle che cantano nelle pertinenze sul far dell’alba. Lo sospettavo, anche se pensavo fosse un gufo, anch’esso presente nei paraggi; il gufo però espelle borre più grosse, grigiastre e pelose.
L’Athena noctua, l’uccello sacro alla dea Athena nei miti greci, che rappresenta la saggezza, la sapienza, l'intuizione e la capacità di penetrare l'oscurità con lo sguardo. Nella mitologia più nostrana e modesta era invece il gòdele, l’uccello del malaugurio, il cui melanconico canto annunciava sventura [Link]. Godi, il gufo e gòdele, la civetta erano i nomi ancestrali di questi uccelli notturni, spesso associati all’occulto e ai cattivi presagi per il loro lugubre canto e le loro abitudini notturne.
In famiglia la civetta è invece diventata una specie di portafortuna: forse perché così è anche considerata in Svizzera, paese del quale abbiamo assorbito la cultura. Una piccola e occhiuta civetta fatta di pigne e rametti di legno è appesa da decenni nella nostra cucina e un nido di civette era fuori dalla finestra di mia figlia mentre preparava la tesi di laurea. I piccoli la osservavano a turno facendo capolino da sotto il comignolo, rallegrandone e propiziandone lo studio, che finì a pieni voti. Vabbé, accettiamo dunque lo schitaménto come prezzo per la buona sorte.
Ad estate inoltrata arriveranno le upupe e nel frattempo non mancheranno i cervi volanti, qualche ranocchia e la poja a fare cerchi nel cielo. Da qualche anno sono comparse anche le tortore, che col loro verso ci fanno sembrare d’essere in campeggio. Sporadica la presenza delle rondini, ormai quasi sparite. Dicono che negli ultimi trent’anni la popolazione di passeri e rondini sia calata del 60% a causa dell’agricoltura intensiva e dell’uso dei pesticidi.
Cornacchie e gazze, che imperversano altrove, qui non se ne vedono ancora. Meglio così, data la loro fama predatoria e di distruttori di nidi. Viaggiando per le campagne della Cina, quasi vent’anni fa, notavo che già allora la gazza era l’unico uccello presente, altri non riuscivo a vederne. Chissà non sia quello un cattivo presagio!

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