La Lavanda
In quel tempo, le spighe della lavanda non erano profumate come lo sono oggi. Erano piccoli ciuffi verdi e grigi che crescevano vicini, sferzati dal Maestrale, il vento forte di nord-ovest che puliva il cielo, ma portava via con sé la terra e i ricordi.
Il Maestrale era un vento inquieto, sempre carico dei pensieri pesanti degli uomini, delle loro preoccupazioni, fatiche e nostalgie raccolte durante il suo viaggio sui tetti delle città. Quando arrivava sulle colline, era così carico di quel peso che soffiava con rabbia, curvando anche gli alberi.
La Lavanda, mossa da compassione per quel vento così tormentato, decise di aiutarlo. Aprì i suoi piccolissimi fiori, disponendoli lungo lo stelo come tante piccole dita pronte a pettinare l'aria. Ogni volta che il Maestrale passava tra i cespugli, la lavanda tratteneva un po' della sua pesantezza, intrappolandola tra i suoi petali viola. In cambio di quei pensieri bui, la pianta restituiva al vento una fragranza nuova e fresca, capace di calmare l'anima di chiunque la respirasse. Il vento, alleggerito, ripartiva verso il mare colorato di blu.
I pastori compresero presto il segreto di quel cespuglio. Cominciarono a raccogliere le spighe viola alla fine dell'estate, quando il sole le aveva asciugate per bene. Le donne le chiudevano in piccoli sacchetti di tela per metterle nei letti e nei cassetti: non servivano solo a profumare le lenzuola, ma a scacciare i brutti sogni e a portare la pace della collina dentro le case.
La lavanda insegna che è necessario accogliere le tempeste e la pesantezza del mondo per poi filtrarle con pazienza attraverso le proprie radici, e restituirle sotto forma di profumo e serenità.
La casetta in campagna

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