Storielle: il tempo non si può fermare
Eravamo nell'orto, in una di quelle giornate d'estate che sembrano non dover finire mai. Lui stava lavorando la terra con la zappa, io gli giravo intorno osservando ogni gesto.
A un certo punto si fermò e mi guardò.
«Perché trattieni il respiro?»
La risposta mi sembrava perfettamente logica.
«Perché così il tempo non passa.»
Non volevo che finissero quelle giornate. Non volevo che arrivasse settembre, che riaprisse la scuola o che l'estate diventasse un ricordo. Volevo restare lì, accanto a lui, tra quei filari e quell'odore di terra.
Mio nonno sorrise appena.
«Ma così ti perdi gli odori.»
«Non mi interessa» risposi convinto.
Non replicò subito.
Si avvicinò al rubinetto vicino al capanno degli attrezzi e aprì l'acqua. I solchi dell'orto iniziarono lentamente a riempirsi. L'acqua avanzava tra la terra secca seguendo percorsi irregolari, finché ogni fila non fu raggiunta.
Poi richiuse il rubinetto.
«Sai una cosa?» disse dopo qualche istante. «Quando ero piccolo, mio padre portava sempre un fazzoletto profumato nella tasca della giacca. Profumava di limone e lavanda. Di lui ricordo poche cose, ma quell'odore lo ricordo ancora.»
Io continuavo a pensare alla mia idea.
«Ma io non voglio che il tempo passi.»
Mio nonno raccolse lentamente il tubo dell'acqua.
«Il tempo non puoi fermarlo. Però puoi riempirlo di cose che un giorno ricorderai.»
Non capii subito.
Glielo dissi.
Allora indicò la terra bagnata ai suoi piedi.
«Adesso sento l'odore del terreno umido. Sento la terra sulle mani. Vedo il sole che sta scendendo dietro gli alberi. Sento le campane in lontananza. Tra molti anni mi ricorderò questo momento proprio grazie a tutte queste cose.»
Poi aggiunse:
«Creare un ricordo è la cosa più vicina a fermare il tempo.»
Quelle parole mi rimasero dentro.
Quando ebbe finito il lavoro, si sedette sul gradino di pietra davanti alla casa e mi fece cenno di raggiungerlo.
Mi sedetti accanto a lui.
Passò il braccio sulle mie spalle.
«Non dire niente e ascolta.»
Restammo lì.
Il sole stava tramontando dietro gli alberi. L'aria profumava di terra bagnata. Si sentiva il ronzio degli insetti tra i fiori e, più lontano, il suono delle campane che arrivava dal paese.
Io non parlai.
Lui nemmeno.
Oggi sono passati molti anni da quel pomeriggio.
Eppure riesco ancora a vedere la luce arancione tra gli alberi. Riesco ancora a sentire l'odore dell'orto appena irrigato. Riesco ancora a sentire il peso rassicurante del braccio di mio nonno sulla spalla.
Forse aveva ragione lui.
Il tempo non si può fermare.
Ma ci sono momenti che imparano a restare.

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