Relax - ma che significa?


Si parla tanto di rilassarsi.

Lo diciamo spesso, come se fosse un traguardo: “Appena ho un momento, mi rilasso”. Ma che cosa significa davvero rilassarsi?

Non è chiudere gli occhi, non è per forza una sera d’inverno con una candela accesa, sotto le mani esperte di un massaggiatore o stesi sulla sabbia al mare.

A volte succede nei frammenti più semplici delle giornate, in gesti che sembrano insignificanti, ma che, con naturalezza, ci riportano a noi stessi.

C’è chi si rilassa la mattina presto, quando la città non si è ancora svegliata e il rumore del cucchiaino nella tazza è l’unico suono nella stanza.

C’è chi ritrova pace a metà mattina, chiudendo per un attimo il computer, lasciando cadere le spalle sulla sedia, guardando fuori da una finestra qualsiasi, solo per vedere il cielo.

Un’infermiera che finisce il turno all’alba e resta un minuto in macchina, in silenzio, prima di tornare a casa.

Un insegnante che, dopo ore in classe, rimane da solo nell’aula vuota, le sedie in disordine, la luce del pomeriggio che cambia sul pavimento.

Una madre che, mentre il bambino dorme, si appoggia allo stipite della porta e respira.

Un ragazzo sul bus con le cuffie, la testa contro il vetro, gli occhi fissi sulle persone che passano.

Chi si rilassa cucinando lentamente, chi annaffia le piante senza pensare, chi cammina un po’ più piano tornando dal lavoro, chi si siede un momento in macchina prima di salire le scale di casa.

Gli anziani, spesso, l’hanno imparato per necessità, osservano il mondo scorrere, senza più la fretta di starci dietro.

I bambini, invece, lo sanno da sempre (saggi i bambini) si rilassano disegnando, o mentre costruiscono qualcosa con le mani, immersi nel tempo che non hanno ancora imparato a misurare e che per loro è sempre presente.

E allora mi chiedo se rilassarsi non significhi proprio questo: smettere di resistere. Lasciare che il corpo non debba più difendersi da nulla, che la mente non debba più dimostrare niente.

È come dare un segnale silenzioso al sistema nervoso “puoi finalmente abbassare la guardia”.

E in quel momento, qualcosa dentro di noi torna allineato. Il respiro si distende, il petto si apre, i pensieri si sgranano come sabbia tra le dita.

Rilassarsi non è “non fare nulla”, né perdersi in un vuoto artificiale.

È ritrovare la coerenza, lasciare che ciò che è dentro e ciò che è fuori si muovano finalmente nello stesso ritmo. È il corpo che torna a fidarsi, la mente che si concede di non controllare tutto, lo spirito che ricorda che la pace non è un traguardo, ma un ritorno.

E forse per questo amiamo le luci calde, i profumi delicati, la voce bassa di chi ci parla piano, le stoffe morbide...

Sono tutte cose che ci dicono, senza parole, sei al sicuro, puoi respirare senza fretta ora.

E quando possiamo respirare con calma, non ci serve nient’altro. Il mondo, per un attimo, ci basta così com’è.

Perché in fondo rilassarsi non è una fuga, non è un lusso, non è neanche un obiettivo. È proprio un ritorno. Un piccolo “sì” alla vita così com’è, in quel preciso istante. E quando accade, anche solo per un momento, non serve altro: tutto, semplicemente, basta.

Forse rilassarsi è davvero questo: tornare ad un ritmo più umano. Lasciare che corpo, mente e tempo si muovano come fa la natura, senza fretta, ma senza fermarsi.

È un modo per ricordarci che anche noi siamo parte di quel movimento lento e continuo, e che non serve correre per esserci né per sentirci vivi. Che ne pensate?

D.ssa V. Scoppio

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