Per Santa Maddalena si taglia l'avena
"Ah, la Maddalena... il ventidue di luglio. Se guardate fuori, la terra in questi giorni sembra quasi di metallo fuso da quanto brilla sotto il sole. Per il contadino questo non è un giorno qualsiasi del calendario, è una tacca precisa che la terra ti segna sulla pelle. Mio padre non guardava mai l'orologio, ma quando arrivava la festa di Santa Maddalena metteva la mano sulla spalla a me e ai miei fratelli e diceva che era il momento perfetto per tagliare l'avena.
L'avena è un cereale fiero ma delicato. Non è come il grano duro che sa aspettare qualche giorno in più sulla spiga. L'avena matura in fretta sotto il grande caldo di luglio, la gamba diventa gialla come l'oro e la spiga si piega verso il basso, pesante di chicchi. Se si aspetta troppo, se ci si fa prendere dalla pigrizia e si lascia passare la Maddalena, arriva un colpo di vento o un temporale estivo e le spighe si sgranano da sole per terra. E allora la fatica di un anno va a finire in pasto alle formiche.
Bisogna mettersi in cammino all'alba, quando l'erba è ancora un po' bagnata dalla rugiada della nottee piegare la schiena con la falce in mano. Tagliare, legare i covoni e portarli al riparo prima che il sole del pomeriggio bruci tutto. L'avena è anche cibo per i cavalli e per i buoi, è la forza che servirà per arare i campi in autunno: se non la si raccoglie a tempo debito, le bestie d'inverno non avranno l'energia per tirare l'aratro.
La vita nei campi ci insegna che c'è un momento esatto per ogni cosa. Non puoi anticipare il tempo perché il frutto è ancora acerbo, ma non puoi nemmeno dormire quando il momento è arrivato. Quando la Maddalena chiama, devi rispondere con la falce in mano, perché la provvidenza ti dà la maturazione, ma sta a te fare il raccolto prima che sia troppo tardi."
La casetta in campagna

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