La portulaca

 


Camminando per l'orto o lungo i sentieri battuti vicino alla campagna, è impossibile non averla incontrata almeno una volta. La portulaca  spunta fiera tra le crepe del cemento, nei vasi dimenticati o ai bordi dei filari. Dove la terra sembra troppo arida e battuta per ospitare la vita, lei  stende il suo tappeto di foglie grasse, lucide e carnose, che sembrano piccole gocce di giada.

​È una pianta che ama il sole fino all'insolenza. Più il caldo picchia forte, più le sue foglie si gonfiano d'acqua, accumulando freschezza nel cuore della controra estiva. I suoi fusti  strisciano vicini al suolo come a voler abbracciare la terra, per poi sollevarsi d'un tratto con piccoli fiori  che si aprono solo nelle ore più luminose della giornata, per poi richiudersi non appena il sole inizia a calare. Un vero e proprio orologio solare di campagna.

​La portulaca porta con sé una storia millenaria che oscilla tra la tavola dei poveri e i ricettari dei re. Nell'antico Egitto, e poi nella Grecia classica, la portulaca era considerata una pianta medicinale d'eccellenza. Plinio il Vecchio la definiva un rimedio sovrano per mille mali. Per secoli è stata la salvezza dei marinai: ricchissima di vitamine (scoperta che la scienza moderna ha confermato, rivelando che è una delle fonti vegetali più ricche di Omega-3), veniva stipata sulle navi per combattere lo scorbuto durante le lunghe traversate.

Nel Medioevo, la portulaca abbandonò per un attimo le dispense per entrare nel regno della magia protettiva ed esoterica. Si credeva che spargere ramoscelli di portulaca intorno al letto, o sotto il cuscino, allontanasse gli incubi e proteggesse il dormiente dagli spiriti maligni. Era vista come uno "scudo verde", capace di assorbire le energie negative grazie alla natura acquosa e purificatrice delle sue foglie.

Nelle campagne, invece, la portulaca è da sempre considerata l'emblema dell'abbondanza gratuita. Quando i raccolti principali fallivano a causa della siccità, lei c'era. Diventava insalata fresca, minestra, contorno. Per questo, nella tradizione contadina, simboleggia la capacità di trovare la ricchezza e il nutrimento anche nei momenti di massima scarsità.

​Guardarla crescere spontanea tra i sassi è una lezione di vita. Spesso considerata un'erbaccia da estirpare da chi cerca prati all'inglese perfetti e artificiali, la portulaca insegna a cambiare prospettiva, mostrando che ciò che il mondo frettoloso scarta come inutile o infestante nasconde in realtà proprietà straordinarie.

La casetta in campagna

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