La gentilezza non è fatta di grandi gesti - impariamo dai Giapponesi

 


In Giappone esiste una parola che potrebbe cambiare il modo in cui trattiamo gli altri, anche senza rivolgere loro una sola parola.

Si chiama 思いやり. Si legge Omoiyari (おもいやり).

Non ha una traduzione perfetta.

Significa qualcosa come:

“immaginare ciò che l’altro prova… prima ancora che sia costretto a dirlo.”

Forse è per questo che, in Giappone, quasi nessuno parla al telefono in treno.

Non perché sia vietato.

Ma perché una telefonata potrebbe disturbare qualcuno che è stanco.

Che sta leggendo.

Che sta dormendo.

O semplicemente…

che desidera un po’ di silenzio.

È un piccolo gesto.

Talmente piccolo che molti nemmeno lo notano.

Eppure racconta un modo completamente diverso di stare al mondo.

Noi siamo abituati a chiedere:

“Perché dovrei cambiare io?”

L’Omoiyari ci invita invece a fare un’altra domanda.

“Come posso rendere questa giornata un po’ più leggera per chi mi sta accanto?”

Forse la gentilezza non è fatta di grandi gesti. Forse inizia proprio da quelli che nessuno applaude.

Abbassare la voce.

Aspettare il proprio turno.

Lasciare passare qualcuno.

Spegnere una suoneria.

Perché il rispetto più profondo è quello che non ha bisogno di essere visto.

E forse è per questo che il Giappone riesce spesso a insegnare così tanto… senza alzare mai la voce.



Commenti

Post popolari in questo blog

Sagra di San Pietro