Il pomodoro
Il pomodoro ha bisogno di sostegni, di canne di bambù a cui aggrapparsi, quasi avesse bisogno di un abbraccio per sollevarsi verso il cielo. Le sue foglie sono ruvide e cariche di una linfa dall'odore inconfondibile, verde e quasi antico.
Vederlo maturare è uno spettacolo che scandisce i giorni: prima piccoli nodi verdi nascosti tra i fiori gialli, poi sfumature aranciate e, infine, quel rosso pieno, lucido e vibrante che sembra aver imprigionato i raggi del sole del mezzogiorno. Quando è maturo, il pomodoro è pesante e succoso.
La storia del pomodoro è un viaggio incredibile, fatto di diffidenza, magia e una totale riscrittura del suo destino. Quando arrivò dalle Americhe nel XVI secolo grazie ai Conquistadores spagnoli, il pomodoro fu accolto con terrore. Appartenendo alla famiglia delle Solanacee (la stessa della velenosissima belladonna e della mandragora), i botanici europei lo dichiararono tossico e persino diabolico. Per oltre due secoli, nessuno osò mangiarlo. Veniva coltivato nelle ville nobiliari solo come pianta ornamentale e bizzarria esotica. Proprio a causa di questa sua aura misteriosa e proibita, gli alchimisti e gli erboristi francesi lo ribattezzarono pomme d'amour (mela d'amore), mentre in Italia divenne il pomo d'oro. Si diffuse la credenza esoterica che il pomodoro fosse un ingrediente potentissimo per i filtri d'amore e i sortilegi d'attrazione. Mangiarne uno in segreto, si diceva, avrebbe acceso una passione irrefrenabile nel cuore dell'amato.
Nella magia popolare e contadina che si sviluppò nei secoli successivi, quando finalmente il pomodoro divenne il re della cucina, il suo colore rosso e la sua incredibile ricchezza di semi lo trasformarono in un simbolo di fertilità e prosperità. Mettere un pomodoro rosso e maturo sul davanzale della finestra della cucina era un rito per attirare la fortuna, proteggere la casa dalla miseria e garantire che la dispensa non fosse mai vuota.
La casetta in campagna

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