Chi guarda ogni nuvola, non fa mai un viaggio
Allunga le gambe, appoggia le spalle alla sedia e si sistema la camicia, guardando verso la porta della stalla dove i buoi riposano tranquilli.
"Mio cugino era un uomo che passava le ore sul sagrato della chiesa a guardare in su. Se dovevamo caricare il carro per andare al mercato del grano nel paese vicino, lui usciva sul ballatoio, bagnava il dito con la saliva per sentire il vento e diceva: "Eh, ma guarda là verso nord, quel nero non mi piace. E se poi grandina mentre siamo per strada? E se il fango ci blocca le ruote nei fossi?". Finiva che lui scaricava il sacco, si rimetteva seduto sotto il portico e io partivo da solo. Io andavo, vendevo il grano, prendevo i soldi e tornavo a casa la sera con la borsa piena. Lui era rimasto lì, all'asciutto sì, ma con la pancia vuota e il grano a fare i vermi nel sacco. Mio nonno lo guardava e scuoteva la testa.
Se aspetti che il cielo sia perfettamente azzurro, che non ci sia un filo di vento e che la terra sia soffice come la lana, non uscirai mai di casa. La vita non è un cortile recintato dove tutto è liscio e sicuro. Fuori c'è il fango, c'è la pioggia, c'è il sole che picchia forte e c'è la tempesta che ti sorprende a metà della salita.
Chi ha troppa paura di bagnarsi la camicia o di sporcarsi le scarpe finisce per consumare la vita sulla sedia, a guardare gli altri che vanno e tornano. Il rischio fa parte del cammino. Devi saper guardare il cielo, certo, perché l'uomo prudente si prepara, prende il mantello di tela cerata e controlla i freni del carro; ma poi deve stringere le redini e dare la voce ai buoi. Le nuvole passano, il tempo corre e se stai fermo a calcolare ogni minimo pericolo, scoprirai che l'unico vero danno è stato quello di essere rimasto fermo nello stesso posto."
La casetta in campagna

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