Alberi più grandi fan più ombra che frutto



Il vecchio contadino alza lo sguardo verso la finestra aperta, puntando il dito indice verso il fondo del cortile. Là, dove il confine della proprietà incrocia il fosso dell'acqua, svetta un noce gigantesco. È un albero secolare, con un tronco così grosso che servirebbero tre uomini per abbracciarlo tutto. La chioma, immensa, è verde e fitta ed oscura una buona fetta di cielo, nascondendo persino la luce degli ultimi raggi di sole.

​Il vecchio guarda quel gigante con una smorfia sospettosa, poi abbassa gli occhi sulle sue piante di pesco, molto più basse e scosse dal vento, ma con i rami che già si piegano per il peso dei frutti colorati.

​"Vedete quel noce là in fondo? È maestoso, non c'è che dire. Chiunque passi sulla strada si ferma a guardarlo e dice: "che meraviglia, che pianta superba". Sotto i suoi rami d'estate fa un fresco che sembra di stare in cantina. 

Eppure, in autunno inoltrato raccogli a malapena un cesto di noci, e la maggior parte sono pure piccole o secche. In compenso, con le sue radici enormi si beve tutta l'acqua del canale e con la sua ombra non fa crescere nemmeno un filo d'erba o una pianta di pomodoro per tre metri intorno. Mio padre lo diceva sempre quando guardava certi personaggi importanti del paese: alberi grandi fan più ombra che frutto.

​Il mondo è pieno di uomini così. Persone che fanno una gran figura, che occupano i posti più alti e si vestono con i panni della festa tutti i giorni. Quando arrivano loro, sembra che debbano risolvere i problemi di tutta la vallata. Ti fanno ombra, vedi, ti proteggono a parole e ti fanno sentire piccolo sotto la loro grandezza.

​Ma quando poi arriva il momento del bisogno, quando la carestia stringe i denti o c'è da rimboccarsi le maniche per spalare il fango dopo una piena, da quegli uomini grandi non viene mai fuori niente di buono. Non trovi un frutto vero, una parola di sostanza o un aiuto concreto. Hanno speso tutte le loro forze solo per diventare grossi, per farsi vedere, per allargare i rami dell'orgoglio, dimenticandosi di nutrire le radici che fanno nascere le cose buone.

​Io ho sempre preferito gli alberi piccoli, quelli che quasi non vedi, ma che ogni anno ti riempiono la tavola di frutti dolci, piuttosto che quei giganti che sanno solo toglierti la luce del sole."


La casetta in campagna

Commenti

Post popolari in questo blog

Sagra di San Pietro