Abbiamo solo bisogno d'Amore


Quante volte abbiamo pensato: “con tutto quello che faccio, nessuno se ne accorge mai…”. 

Lo diciamo al partner, ai figli, agli amici, ai colleghi… Non è una richiesta chiara, è più un lamento che nasconde amarezza. Ma dietro, lo sappiamo, c’è un bisogno tenero, quasi fragile di essere visti e di sentirci importanti.

A volte, al lavoro, ci raccontiamo che tanto non cambierà nulla. “Avanzano sempre i soliti, è inutile provarci.” Così ci fermiamo, non per mancanza di capacità o competenze, ma per proteggerci. Perché se non tentiamo, non rischiamo di fallire. 

Ma in quel modo restiamo immobili, e la vita sembra scorrere davanti a noi, mentre noi rimaniamo a guardarla passare.

Tra amici, quante volte abbiamo pensato: “Se non scriviamo noi, nessuno ci cerca.” 

È una frase pesante che non dice: “Mi mancate, vorrei sentirvi più vicini”, ma lancia un’accusa velata, sperando che qualcuno la colga. Eppure, quello che volevamo davvero era solo un gesto spontaneo, un messaggio che dicesse: “Ti penso, sei importante.”

In famiglia poi, capita di dirci: “Abbiamo dato tutto, abbiamo rinunciato a tanto, e nessuno lo apprezza o lo valorizza come vorrei”. Come se i sacrifici dovessero parlare per noi, come se l’amore dovesse essere guadagnato così. Ma dentro di noi sappiamo che ciò che desideriamo davvero non è riconoscenza per ciò che abbiamo fatto, ma semplicemente il bisogno di sentirci amati.

E poi ci sono i momenti più silenziosi, quelli che restano chiusi dentro noi stessi: “Non ce la farò mai, gli altri sono più fortunati, a me va sempre peggio.” 

È lì che il vittimismo diventa intimo, un “rifugio carcerario” che ci protegge dalla paura di provare e fallire, ma anche di vivere.

La verità è che il vittimismo nasce quasi sempre da un bisogno profondo che non abbiamo il coraggio di dire a voce alta. È un modo distorto di chiedere amore, attenzione e riconoscimento. Ma quello che riceviamo sono solo briciole… un po’ di senso colpa negli altri, un sollievo momentaneo, alcune carezze mezze rubate. Ma non basta e non è quello che cerchiamo davvero.

Quello che desideriamo è autenticità, è sapere di poter dire con semplicità: “Ho  bisogno di te”, “vorrei sentirti più vicino”, “ho paura, ma voglio provarci lo stesso.” Senza drammi, senza maschere, senza il ruolo del “povero me”.

Il vittimismo ci protegge, ma ci incatena, ci consola per un attimo, ma ci lascia vuoti. E intanto la vita scorre. 

E noi, che siamo molto più grandi delle nostre lamentele, meritiamo di crearci contesti di amore vero, di rispetto sincero e di libertà piena. Non briciole. Non avanzi.

Perché restare fermi a piangere sulla sfortuna significa consegnare agli altri il potere di scrivere la nostra storia.

E invece la penna è nelle nostre mani. Sempre.

Sta a noi scegliere se usarla per riscrivere capitoli di lamento, o per aprirne di nuovi, fatti di coraggio, di desideri dichiarati e di vita vissuta davvero.

Il vittimismo ci fa sopravvivere. Ma noi non siamo nati per sopravvivere. Siamo nati per vivere.

D.ssa V. Scoppio

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