La finestra



Cosa c’è di più banale di una finestra nelle nostre abitazioni?

Apparentemente una struttura semplice, che si pensa sia sempre esistita nella forma che vediamo. Effettivamente, sono secoli che accompagna l’umanità, evolvendosi insieme allo sviluppo della civiltà. Oggi è non solo una fonte di luce, ma anche un elemento chiave per l’isolamento, la privacy e persino l’innovazione tecnologica nelle case intelligenti.

Ma una volta, nel nostro ameno paesello, com’erano le finestre?

Fin dall’età delle caverne, l’uomo era abituato ad avere un’unica apertura della casa, dalla quale entrava ed usciva di tutto: luce, calore, freddo, persone, fumo, odori, bestie, ecc.

Evolvendosi l’abitazione, si cominciò ad aprire dei buchi nei muri, principalmente per consentire una miglior ventilazione e luminosità degli ambienti. In Egitto e Mesopotamia, culle della civiltà, le aperture erano protette da tende di legno, stoffa o pelli animali per difendersi dalla polvere e dal sole. È interessante notare che gli Egizi utilizzavano stuoie umide appese nelle finestre per raffreddare l’aria, una sorta di primitiva aria condizionata. Artifici che però non facevano passare la luce, né permettevano di vedere all’esterno.

Nell’antica Roma si tentò per la prima volta di inserire il vetro nelle finestre, sebbene fosse riservato ai più ricchi e molto fragile. I Romani svilupparono la tecnica del soffio del vetro, utilizzandola anche per produrre piccole lastre inserite in telai di piombo. Sebbene opaco e poco trasparente, il vetro permetteva il passaggio della luce, un grande progresso. Innovazione che non toccò minimamente il popolino delle zone meno temperate, che continuava a privilegiare un’unica apertura e finestre minuscole o assenti, giacché la loro funzione per l’illuminazione sarebbe stata comunque compromessa dal passaggio del freddo. Nei castelli e nelle case medievali le finestre erano strette aperture protette da imposte di legno o assi. Con il tempo, nei luoghi più ricchi, come le chiese, si sviluppò la tecnica delle vetrate. Queste erano colorate con minerali naturali, donando colori vivaci e unici. Castelli, chiese e vetrate, ville e palazzi sono sopravvissuti a raccontarci la loro storia, mentre delle casupole della plebe  non ne è rimasta traccia a narrarci la loro situazione.

Allora le case private del popolo non avevano vetri. Talvolta si utilizzavano pelli animali sottili o carta, che lasciavano passare la luce ma non erano trasparenti, … e costavano! Sulle nostre montagne, per vedere finestre a vetri come le intendiamo oggi, abbiamo dovuto aspettare la seconda metà del Milleottocento, con la rivoluzione industriale. Questa rivoluzionò il mercato delle finestre grazie alla scoperta del vetro laminato e della produzione di vetro piatto. Si iniziarono a utilizzare metalli per i telai, permettendo strutture più grandi e stabili, e si diffusero grandi finestre nelle fabbriche per fornire luce naturale. Il vetro non era più un lusso e si diffuse in quasi ogni casa.

Ecco, quindi, che un banale materiale come il vetro, pur conosciuto fin dall’antichità, dovette attendere fin quasi ai giorni nostri per trovare l’universale applicazione che vediamo. Immaginiamoci un momento cosa avrà significato, solo qualche secolo fa, abitare da noi in una casa con finestre minuscole, senza vetri, senza camino e con il fumo che usciva dalla porta. Sì. perché anche il camino è una tecnologia che venne adottata tardi da noi, pur essendo banalmente in uso da secoli. Era più semplice ed economico lasciare che il fumo sortisse dalla porta della cucina lambendo le travature del solaio e mettendo quel legno al riparo da ogni parassita. Al massimo lo si faceva sfociare nel sottotetto, coperto da una cesta rovescia intonacata e uscire lungo il perimetro del tetto, proteggendo così le travature portanti, la copertura in paglia e favorendo lo scioglimento della neve d'inverno. Probabilmente, la conseguente e costante affumicatura di quegli ambienti, influenzava anche gli abitanti rendendoli belli saporiti e longevi.

Commenti