Il Capanno

 


Sorge ancora là, sul limitare del campo dove la terra coltivata cede il passo al bosco di gelsi. A vederlo da lontano, con le pareti di legno scuro consumate dal sole e dalle piogge e il tetto di lamiera arrugginita, quel vecchio capanno porta attrezzi sembra quasi sorreggersi per abitudine. Eppure, per decenni, è stato il cuore del lavoro quotidiano, il rifugio sicuro durante i temporali improvvisi d'estate e il custode dei segreti della terra.

​Oggi il tempo ha imposto un ritmo diverso. I grandi lavori agricoli si fanno con macchinari moderni che non passerebbero mai da quella stretta porta di legno, e gran parte del capanno è scivolata in un sonno polveroso, popolato da ragnatele che brillano al sole e dal silenzio interrotto solo dal canto delle cicale.

​Nonostante il disuso, il vecchio contadino non ha mai voluto abbatterlo né abbandonarlo del tutto. Per lui, quel capanno non è un ammasso di legno vecchio, ma un pezzo della propria vita.

​Ogni tanto, nel tardo pomeriggio, si sente ancora il cigolio lamentoso dei cardini della porta che si apre. L'interno profuma di un odore inconfondibile e antico: una miscela di terra secca, olio per motori, fieno vecchio e ferro arrugginito. È il profumo della fatica di una volta.

​Sulle pareti, appesi a vecchi chiodi storti, ci sono ancora i segni di un passato glorioso. La falce fienaia, con la lama opaca, ma ancora affilata, appesa come un cimelio di un'epoca in cui ogni filo d'erba passava per la forza delle braccia; la pietra per affilare e i vecchi zoccoli di legno vicino ai sacchi di juta irrigiditi dal tempo, impilati in un angolo.

​Ma il capanno non è del tutto vuoto. Il contadino ci tiene ancora gelosamente i suoi attrezzi più cari, quelli che nessuna macchina potrà mai sostituire e che usa per curare il piccolo orto dietro casa.

​C’è la zappa con il manico di frassino, levigato e scurito dal sudore delle sue stesse mani; c’è il badile d'acciaio, consumato sulla punta a forza di scavare canali per l'irrigazione, e le forbici da potatura, sempre unte e pronte all'uso. Trovare quegli attrezzi,  nel  posto di sempre, è per lui la certezza che il legame con la terra non si è spezzato.

Entrare in quel capanno è come fare un passo indietro nel tempo. Ogni graffio sul legno delle pareti, ogni attrezzo appeso racconta una storia di raccolti abbondanti, di inverni duri e di primavere rinate.

​Quando il sole comincia a calare, il contadino ripone la zappa al suo posto, dà una carezza distratta al manico di legno e richiude la porta, stringendo il fil di ferro che fa da serratura. Il vecchio capanno resta lì, in disuso ma fiero, a fare la guardia a un mondo che cambia, custodendo l'anima di chi la terra l'ha amata davvero.


La casetta in campagna

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