Forte Corbin
Non perché sia piccolo. Ma perché è dentro la montagna.
Il Forte di Punta Corbin, a 1.077 metri sull'Altopiano di Asiago, è quello che gli storici militari chiamano il «forte modello» della linea difensiva italiana pre-1914. Il più grande e il più complesso tra tutti quelli costruiti sui Sette Comuni.
Ma se ci vai aspettandoti un edificio compatto, un blocco di cemento con torri e merli, lo stai cercando nel posto sbagliato.
La difesa qui non è nei muri. È nella roccia.
I lavori iniziarono nel 1906 e durarono fino al 1911. Il Genio Militare italiano scavò gallerie nella montagna — lunghe, buie, collegate — per raggiungere le postazioni operative senza mai uscire allo scoperto. La polveriera era sottoterra. I cofani per le mitragliatrici erano ricavati nella roccia. I passaggi interni collegavano ogni ambiente strategico senza esporre nessuno.
In superficie, il forte montava 6 cannoni da 149 mm in cupole d'acciaio girevoli. Spessore della corazza: 180 millimetri. Ogni cupola poteva ruotare, puntare, sparare e rientrare nel basamento come se non fosse mai esistita.
Era progettato per sembrare meno pericoloso di quanto fosse.
Nel 1915 entrò in guerra — con un ruolo marginale, dicono le fonti, ma era lì, armato e presidiato da circa 180-200 uomini. Nel 1916, durante la Strafexpedition, gli austro-ungarici lo occuparono. Poi gli italiani lo ripresero.
Dopo la guerra fu abbandonato, saccheggiato dai recuperanti, dimenticato per decenni. Nel 1942 una famiglia privata — i Panozzo — lo acquistò. Dal 1982 lo stanno restituendo al pubblico. Il museo interno aprì nell'estate del 2011.
Oggi puoi entrarci. Puoi camminare nelle gallerie, scendere nella polveriera, mettere le mani sulle cupole corazzate.
La parte più impressionante non è quello che si vede. È capire quanto la montagna stessa fosse l'arma.
In breve:
Il Forte di Punta Corbin (Asiago, 1.077 m) è il più grande forte italiano dell'altopiano, costruito tra il 1906 e il 1911.
La difesa è un sistema di gallerie scavate nella roccia che collega polveriera sotterranea, postazioni e aree operative.
6 cannoni da 149 mm in cupole d'acciaio da 180 mm di spessore, oggi visitabili grazie al recupero della famiglia Panozzo iniziato nel 1982.

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