Accontentare tutti

 


Capita a molti, spesso senza nemmeno accorgersene, di vivere relazioni in cui il proprio benessere passa in secondo piano. C’è chi sorride sempre, chi evita i conflitti a ogni costo, chi dice “sì” anche quando vorrebbe dire “no”. Questo comportamento prende il nome di “people pleasing” (si tratta del comportamento di una persona che cerca di accontentare tutti). 

Il “people pleaser” è una persona che tende a dire sempre di sì, che cerca di rendere felici gli altri anche a costo di mettere da parte se stessa. 

All’apparenza può sembrare solo gentilezza, bontà d’animo, altruismo, ma in realtà dietro a questo atteggiamento si nasconde spesso un bisogno profondo di approvazione, il timore di deludere o la paura di essere rifiutati. 

Spesso chi assume questo ruolo lo fa perché ha imparato, spesso fin da piccolo, che essere amato o accettato dipendeva dal comportamento, dall’essere disponibile, accomodante e in qualche senso essere su misura per l’altro, in poche parole “perfetto”.

Compiacere diventa così una strategia per sentirsi al sicuro nelle relazioni: “se ti rendo felice, tu non mi allontanerai e io non resterò solo e non mi sentirò cattivo e non amato”.

Nel breve termine, questo atteggiamento può portare a dei vantaggi, infatti si evitano conflitti, si ottengono apprezzamenti e si ha la sensazione di essere una persona buona, brava, disponibile e altruista.

Ma col tempo il prezzo da pagare può essere molto alto perché ci si perde, si fatica a dire di no, si reprimono i propri bisogni, e cresce dentro una frustrazione silenziosa. Ci si sente svuotati, non visti per ciò che si è davvero, ma solo per ciò che si dà. 

Proprio perché è spesso una risposta di sopravvivenza emotiva, è importante per una maturazione e una crescita sana, cominciare ad osservarsi e ad accorgersene, perché l’autenticità e il rispetto per noi stessi sono le basi che noi mettiamo anche per costruire relazioni sane con gli altri, dove dare non fa più rima con rinunciare. 

Accorgersi di essere un people pleaser può far male all’inizio, perché ci si rende conto di aver messo da parte se stessi per troppo tempo. Spesso si è stati “buoni” e “bravi” non per scelta autentica, ma perché questo sembrava l’unico modo per sentirsi accettati, per “guadagnarsi” affetto, approvazione o attenzione da parte degli altri. Ma è anche un primo passo prezioso verso qualcosa di più vero. 

Non si tratta di diventare egoisti o freddi, ma di imparare a stare nelle relazioni senza perdere noi stessi. 

Dire “no” quando lo reputiamo giusto, ascoltare i propri bisogni, è l’unico modo per tutelare davvero chi siamo e per amare gli altri in modo autentico e non più strategico. Perché solo dove c’è rispetto per se stessi oltre che per gli altri possono nascere relazioni autentiche, che non chiedono maschere, ma che accolgono davvero chi siamo.

Quando da soli non si riesce a smettere di compiacere gli altri, per paura di deludere, perdere affetto o sentirsi meno “validi”, la terapia può essere un sostegno prezioso. 

Aiuta a riconoscere le radici profonde di questo schema e a ritrovare uno spazio sicuro in cui scegliere di tutelare noi stessi, senza più sensi di colpa. 

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