C'è l'impegno per risolvere?
Anche se parliamo “solo” del 15–25%, stiamo parlando di centinaia di milioni di persone. Numeri enormi. E la storia insegna una cosa molto chiara: non sono le maggioranze pacifiche a guidare gli eventi, ma le minoranze fanatiche quando nessuno le ferma.
È successo nella Germania nazista, nella Russia staliniana, nella Cina di Mao, nel Giappone imperiale. Popolazioni in gran parte pacifiche, mentre regimi e ideologie estremiste decidevano il destino del mondo, lasciando dietro decine di milioni di morti. La maggioranza pacifica? Irrilevante.
L’11 settembre ne è la dimostrazione più brutale: milioni di musulmani vivevano negli Stati Uniti, eppure sono bastati 19 fanatici per colpire il cuore dell’Occidente e uccidere migliaia di innocenti. Non serve una maggioranza per distruggere: basta una minoranza determinata e non contrastata.
Per questo smettiamola di rifugiarci nella correttezza politica e nei discorsi rassicuranti sui “moderati”. Nessuno li nega. La domanda vera è un’altra: dove sono le voci forti, organizzate, costanti, che si oppongono apertamente al fanatismo? Dove sono le prese di posizione pubbliche, senza ambiguità?
Finché si parlerà solo per difendere l’immagine e non per combattere il problema, i radicali continueranno a dettare l’agenda. È ora di buttare la correttezza politica nel cestino e iniziare a chiamare le cose con il loro nome.

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