AUF


Nel 1387 una parola scritta sui blocchi di marmo permetteva di attraversare la Lombardia senza pagare un soldo.

Era “AUF”.

Due lettere nere tracciate sul marmo rosa di Candoglia, quello che ancora oggi ricopre il Duomo di Milano. Non un marchio decorativo. Un lasciapassare fiscale medievale.

Quando Gian Galeazzo Visconti affidò alla Veneranda Fabbrica del Duomo la cava di Candoglia, in Val d’Ossola, prese una decisione radicale: tutto il Duomo sarebbe nato da una sola montagna.

Ogni guglia. Ogni arco. Ogni statua.

Lo stesso marmo bianco venato di rosa che ancora oggi cambia colore con la pioggia milanese.

Il problema era portarlo a Milano.

Nel Trecento non esistevano camion, autostrade o gru moderne. Eppure migliaia di tonnellate di pietra dovevano attraversare quasi duecento chilometri di acqua e correnti.

I cavatori caricavano i blocchi su enormi zattere di faggio lunghe circa 18 metri. Da Candoglia si scendeva lungo il Toce fino al Lago Maggiore. Poi il Ticino. Poi il Naviglio Grande. Infine la darsena vicino a Sant’Eustorgio, praticamente nel cuore della città.

Un viaggio lentissimo.

Acqua bassa. Nebbia. Correnti. Piene improvvise. E soprattutto dogane.

Perché nel Medioevo si pagava praticamente per tutto. Attraversare un ponte, entrare in un porto, passare un confine fluviale. Ogni tratto aveva il suo dazio.

Ma il marmo del Duomo no.

Sui blocchi compariva la sigla “AUF”: Ad Usum Fabricae. “Per uso della Fabbrica”.

Quella sigla significava esenzione totale.

Nessuna tassa. Nessun pedaggio. Nessun controllo.

E non riguardava soltanto il marmo. I barcaioli che lavoravano sotto quella protezione mangiavano, dormivano e si spostavano senza pagare lungo il tragitto. Bastavano quelle tre lettere.

È qui che la storia diventa quasi assurda.

Perché una formula amministrativa medievale è sopravvissuta fino al linguaggio quotidiano moderno. Col tempo “AUF” è diventato “a ufo”.

Andare a ufo. Mangiare a ufo. Viaggiare a ufo.

Gratis. A sbafo.

La maggior parte delle persone usa quell’espressione senza sapere che dentro c’è ancora il riflesso dei navigli milanesi, delle zattere cariche di marmo e di un cantiere gotico durato secoli.

E la cosa più incredibile è che non è una storia chiusa.

La cava di Candoglia esiste ancora. È ancora controllata dalla Veneranda Fabbrica del Duomo. E quando una guglia viene restaurata o una statua sostituita, il marmo arriva ancora dalla stessa montagna scelta nel Trecento.

Se guardi il Duomo oggi, stai guardando una filiera medievale che non si è mai interrotta davvero.

Una parola nata per evitare un dazio sul Naviglio è rimasta viva più a lungo di interi regni.

Una sigla fiscale medievale è diventata slang.

“A ufo”.

E quasi nessuno pensa più alle zattere.

Una montagna.

Due lettere.

Seicento anni ancora addosso alla lingua italiana.

In breve:

— Dal 1387 il marmo del Duomo di Milano proviene quasi esclusivamente dalla cava di Candoglia, in Val d’Ossola.

— Per secoli i blocchi viaggiarono via acqua su zattere attraverso Toce, Lago Maggiore, Ticino e Naviglio Grande.

— La sigla “AUF” (“Ad Usum Fabricae”) esentava il trasporto dai dazi ed è probabilmente all’origine dell’espressione “a ufo”.

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