La fortuna, il fato e il destino, non valgono un quattrino
Ci troviamo ancora nella cucina del nostro amico contadino. Prende il suo bicchiere di vino e lo guarda controluce. È un vino scuro, denso, fatto con l'uva della sua piccola vigna sulla collina.
Riflette un attimo e poi scuote la testa, con l'aria di chi ne ha sentite troppe in vita sua.
"Quante volte ho visto gli uomini seduti fuori dalla taverna a piangere miseria, stringendo le mani tra le ginocchia. Li senti parlare e la colpa è sempre della sfortuna, del cielo che ce l'ha con loro, del destino infame che gli ha voltato le spalle. Gridano contro il fato come se fosse un vecchio cattivo nascosto dietro le nuvole a fare i dispetti.
Io però sono settant'anni che vado dietro a questi buoi e una cosa l'ho capita, e te la dico come la dicevano i vecchi quando la fame mordeva davvero: la fortuna, il fato e il destino non valgono un quattrino.
Se tu a ottobre te ne stai a letto al caldo invece di spaccarti la schiena ad arare la terra, se non semini il grano nel fango e non curi il fosso per l'acqua, l'estate dopo non avrai niente da mettere nella madia. E a quel punto puoi anche metterti in ginocchio a pregare la buona sorte, o piangere perché il destino è stato crudele: la verità è che avrai fame. E la colpa sarà solo delle tue braccia rimaste incrociate.
La fortuna è una signora pigra che va a trovare solo chi è già nei campi a lavorare. Il destino non ti viene a zappare l'orto la notte mentre dormi. Chi aspetta la ventura per svoltare la vita aspetta il vento in un pozzo. Le uniche cose che valgono qualcosa in questo mondo sono il richiamo della terra, la costanza delle tue mani, il sudore che ti bagna la camicia e la testa dritta sul collo per capire dove girare il carro.
Il resto sono solo parole per chi cerca una scusa per non aver fatto il suo dovere. La vita non te la scrive il fato sulle stelle; la scrivi tu ogni mattina con la zappa, un solco dopo l'altro."
La casetta in campagna

Commenti
Posta un commento