Il fiordaliso


Se chiedete a un vecchio contadino, vi dirà che un tempo il grano cresceva da solo, fiero, alto e compatto come un muro d'oro. I campi erano perfetti, ma così fitti che persino il vento faceva fatica a passarci in mezzo. I contadini lavoravano sotto il sole di luglio, curvi con le falci, con la polvere che entrava negli occhi e il caldo che spaccava la schiena.

​In quel tempo, viveva una giovane mietitrice con gli occhi del colore del cielo prima del temporale.

​Venne l'estate più torrida che memoria d'uomo ricordasse. La terra era così secca che sembrava pietra, e l'aria bruciava la gola. Molti mietitori, stremati, posarono le falci all'ombra dei carri.

​La giovane mietitrice no. Continuò a camminare in mezzo alle spighe, decisa a finire il raccolto prima che il sole bruciasse i chicchi. Ma a metà del campo, il calore divenne troppo forte. La ragazza barcollò e si accasciò tra le spighe dorate, ormai sfinita.

​Prima di chiudere gli occhi, guardò il cielo e sussurrò alla terra: "Se proprio devo fermarmi qui, lasciami qualcosa del mio colore, così che i miei compagni sappiano che sono rimasta a fare la guardia al grano".

​Il mattino dopo, quando i contadini tornarono nel campo con il fresco dell'alba, trovarono qualcosa che non avevano mai visto prima. Nei punti in cui la giovane si era accasciata, il grano si era aperto per fare spazio a dei piccoli fiori sconosciuti.

​Non erano rossi come i papaveri, né bianchi come le margherite dei prati. Avevano lo stesso identico blu degli occhi della mietitrice, un azzurro intenso che rinfrescava la vista solo a guardarlo. I petali erano tutti frastagliati, corti e uniti in cerchio, identici alla gonnella di tela grezza che la ragazza usava per lavorare nei campi.

​I contadini capirono il messaggio. Da quel giorno, chiamarono quel fiore Fiordaliso, ovvero  fiore del giglio dei campi. Sapevano che dove cresceva quel blu, il grano era più protetto e la terra più generosa.

I vecchi contadini lo sanno bene: il fiordaliso non è un'erbaccia da scacciare, ma la memoria benedetta della mietitura. È il segno che, anche sotto il sole più feroce, la terra si ricorda sempre di chi l'ha amata e faticata.


La casetta in campagna

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