Il dolore represso
Il dolore represso non se ne va. Non sparisce solo perché facciamo finta che non ci sia. Anzi, si infila dentro piano piano, in silenzio, nelle nostre pieghe più profonde. Si nasconde sotto la pelle, si camuffa tra gli impegni delle giornate piene, nelle risate forzate, nei “tutto bene” che diciamo per non dover spiegare niente a nessuno. Ma lui resta lì e prima o poi torna a farsi sentire.
Magari all’improvviso. In un momento qualsiasi, senza un vero e proprio motivo. Una reazione esagerata, un senso di vuoto che non sappiamo spiegarci, un malessere fisico che non ha cause chiare. Oppure nelle relazioni, quando qualcosa dentro di noi pesa troppo, ci schiaccia anche se non sappiamo più bene cosa sia.
Lo reprimiamo perché ci hanno insegnato così. Che sentire è pericoloso, che mostrarsi fragili è sbagliato, che bisogna tenere duro e andare avanti. E allora facciamo i forti. Rimandiamo, ci diciamo che “non è il momento” e che “passerà da solo”. Ma dentro di noi qualcosa si incastra, si accumula e ci comincia a stringere e a soffocare.
La verità è che il dolore non è il personaggio cattivo della storia (anche se sembra così, lo so). Non vuole rovinarci o farci male, è solo un segnale, un messaggio della mente che chiede attenzione e cura. Se lo ignoriamo troppo a lungo, pur di farsi ascoltare cambia forma. Non bussa più: entra a forza, a volte con violenza, sfonda la porta... diventa ansia, apatia, stanchezza che non va via nemmeno dopo ore di sonno e tante altre cose a cui fatichiamo a dare spiegazioni razionali. E lì capiamo che non l’avevamo superato, per niente, l’avevamo solo messo da parte.
Reprimere, a volte, è necessario, serve per andare avanti, per sopravvivere, ma non può diventare l’unica risposta.
Ad un certo punto dobbiamo trovare il coraggio di guardarci dentro. Anche solo per poco, per dirci: “Ok, sto male. Ma è un mio diritto e posso affrontarlo”.
Perché il dolore, se lo ascoltiamo, smette di urlare, ci lascia spazio, si calma, ci allenta la gola e ci fa respirare. Affrontarlo non è facile, lo so, ma è necessario. Nessuno, però, può farlo al posto nostro. E continuare a ignorarlo non ci rende forti, ci tiene solo in ostaggio e ci condanna a vivere una vita di sofferenza. È una nostra responsabilità prenderci cura di noi, anche quando fa male.
Soprattutto quando fa male.
D.ssa V. Scoppio

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