Il Bostel di Rotzo
Sull’orlo di un precipizio naturale, dove l’Altopiano di Asiago si affaccia vertiginosamente sulla Val d’Astico, sorge un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Siamo a Rotzo, o meglio, a Routze, come direbbero gli antichi abitanti di queste terre. Qui, su un terrazzo baciato dal sole, riposa il Bostel.
Non è solo un prato, non è solo una collina. Tra il quinto e il primo secolo avanti Cristo, questo era un villaggio pulsante di vita. Era la casa dei Reti, un popolo di montagna fiero e ingegnoso, che qui costruì un insediamento d’altura perfettamente integrato nella roccia e nel bosco. Le case che vediamo oggi, ricostruite con pietre, legno e tetti di paglia, non sono semplici scenografie: sono il riflesso di un’architettura nata per resistere ai venti e alla neve, una sfida vinta contro la durezza delle Alpi.
Ma cosa significa, davvero, "Bostel"? Per capirlo dobbiamo ascoltare l’eco di una lingua antica, il cimbro, che ancora profuma di foreste germaniche. Il nome deriva probabilmente dal termine Bühel, che significa "dosso" o "piccola collina". Il Bostel è, letteralmente, il "luogo sul rilievo". Una definizione semplice per un luogo strategico: un balcone naturale che permetteva di controllare ogni movimento nel fondovalle, una sentinella di pietra posta a guardia dell'altopiano.
La storia del Bostel, però, non finisce con un lento declino. Gli scavi archeologici ci raccontano un finale drammatico. Tra il secondo e il primo secolo avanti Cristo, un incendio devastante avvolse queste capanne. Non fu il tempo a cancellare il villaggio, ma la violenza: forse l'urto delle invasioni galliche o l'inarrestabile avanzata di Roma. Il calore di quel fuoco ha cotto le pareti d'argilla, sigillando sotto la cenere oggetti di vita quotidiana, fibule e strumenti di lavoro, trasformando una tragedia in un archivio perfetto per gli archeologi del futuro.
Poco lontano dalle case, nascosto tra gli alberi, il mistero si fa ancora più fitto. È l'Altare del Maistrotto: un enorme masso erratico che la leggenda vuole legato a riti ancestrali e sacrifici dimenticati. È il segno di un legame profondo tra l’uomo del Bostel e il sacro, un dialogo costante con le forze della natura che ancora oggi si respira camminando tra questi sentieri.
Il Bostel di Rotzo è molto più di un sito archeologico. È il luogo dove, nel Settecento, grazie all'abate Agostino Dal Pozzo, è nata la moderna archeologia di montagna. Oggi, mentre il sole cala dietro le vette, questo "piccolo dosso" continua a raccontarci chi eravamo: pastori, guerrieri e artigiani che, in questo equilibrio tra cielo e abisso, avevano trovato la loro casa.
Flores Munari



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