Forte Campolongo - il Gigante di Pietra: Oltre la Storia

Oggi, Forte Campolongo si presenta come un gigante di pietra ferito, un monito silenzioso che domina la Val d’Astico. Camminando tra i suoi corridoi umidi e osservando i profondi crateri lasciati dai colpi del "Barbara", non si percepisce solo la maestria ingegneristica dell'epoca, ma anche il peso di una storia fatta di attese estenuanti e fragore assordante.

La sua posizione è vertiginosa: costruito proprio sul ciglio dell'abisso, sembra quasi voler sfidare la gravità e il tempo. Se un tempo le sue cupole d'acciaio sputavano fuoco verso le linee nemiche, oggi il forte è diventato parte integrante della montagna, un guscio di cemento che la natura sta lentamente riabbracciando. 

Il Forte Campolongo, costruito tra gli anni 1908 e 1912 sul ciglione di una parete rocciosa strapiombante sulla Val d'Astico, è situato sulla sommità dell'omonimo monte, a quota 1720, in territorio comunale di Rotzo, alle pendici occidentali dell'Altopiano dei Sette Comuni.

Assieme ai vicini Forti Corbin e Verena, da cui dista rispettivamente 6 e 5 Km in linea d'aria, faceva parte dello sbarramento Agno-Assa. Il II settore-Asiago costituiva una delle più moderne e importanti realizzazioni dell'ingegneria militare italiana.

Considerato dai vertici militari un pilastro fondamentale nella sistemazione difensiva di questo delicatissimo settore del confine italo-austriaco, Forte Campolongo fu la più diretta risposta italiana alla linea delle fortificazioni austriache.

Armato con 4 moderni cannoni da 149 mm A (Acciaio) in cupole girevoli corazzate da 18 cm di spessore e da 4 vecchi cannoni su affusto rigido da 75 mm B (Bronzo), che assieme a 4 mitragliatrici in opere minori adiacenti costituivano la difesa ravvicinata, il forte, considerata la sua posizione, si trovava ad operare sia verso Luserna e le postazioni del Viaz e Oberwiesen, che verso la Val d'Astico. Per questo disponeva di un osservatorio in cupola.

L'opera blindata rivela ancor oggi le sue forme essenziali, dal vasto fossato che la circonda frontalmente all'entrata in galleria, dalle cisterne di acqua potabile all'edificio principale dalla cui copertura si possono osservare i pozzi delle cupole corazzate. I resti visibili delle caserme e dei depositi si trovano direttamente sulla parete rocciosa prospicente la Val d'Astico, completamente fuori tiro; erano collegati all'opera centrale per mezzo di una postierla nella quale erano situati la polveriera e il laboratorio. L'opera principale del Forte, costituita da due piani fuori terra e un piano interrato, fu realizzata in calcestruzzo armato. Il volume fu parzialmente scavato nella roccia.

Forte Campolongo, sotto tiro di un mortaio austroungarico da 305 mm piazzato sulla dorsale di Cost'Alta (Millegrobbe), dal luglio del 1915, a due mesi quindi dall'inizio del conflitto, perse quasi tutta la sua capacità di fuoco causa i gravi danneggiamenti subiti. Nel maggio dell'anno successivo, di fronte all'Offensiva Imperiale di Primavera, battuto dai colpi di un mortaio Skoda da 381 mm – il famoso "Barbara" – che dall'Altopiano di Lavarone assieme al potente mortaio da 420 mm di malga Laghetto batteva le linee italiane, il Forte venne praticamente distrutto.

Dal 22 maggio 1916, terminato l'ultimo tentativo di difesa della Brigata Ivrea intorno al Costesin, Forte Campolongo, abbandonato dall'Esercito Italiano, sarà occupato dalle fanterie austroungariche che vi rimasero fino al termine del conflitto.

Flores Munari








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