La vecchia credenza


C'era una volta, in una cascina circondata da campi di grano, una vecchia credenza di legno che tutti i bambini conoscevano. Non perché fosse particolarmente bella o preziosa, ma perché sopra di essa un'anziana nonnina teneva una scatola di legno piena di racconti. Questo è uno di quelli.

Ogni estate, quando il sole diventava così caldo da far tremolare l'aria sopra i sentieri e le cicale iniziavano il loro concerto, i bambini si sedevano all'ombra del gelso e chiedevano:

«Nonna, perché cantano così forte le cicale?»

E lei sorrideva.

«Perché stanno contando i giorni felici.»

I bambini ridevano sempre a quella risposta.

Ma la nonna continuava.

«Molto tempo fa, quando il mondo era ancora giovane, l'Estate aveva paura di andarsene. Ogni anno arrivava a giugno e, appena vedeva avvicinarsi settembre, diventava triste. Così pregò la Terra di trovare qualcuno che conservasse il ricordo delle sue giornate più belle.»

La Terra chiamò allora le cicale.

Piccole, umili e nascoste tra le foglie.

«Voi che sapete aspettare sotto terra per anni,» disse loro, «custodirete i giorni d'estate.»

Le cicale accettarono.

Da quel momento, ogni volta che il sole splende alto e i campi profumano di grano maturo, iniziano a cantare. E  non cantano una canzone qualsiasi, ma contano in musica.

Contano i pomeriggi trascorsi a raccogliere more. Contano i panni che asciugano al vento e le ciliegie mangiate direttamente dall'albero.

Contano le corse scalzi sull'erba e le risate sentite dalle finestre aperte.

Quando arriva settembre e il loro canto si spegne, significa che hanno finito di mettere al sicuro tutti i ricordi dell'estate.

«E dove li tengono?» chiese un giorno la più piccola delle bambine.

La nonna guardò verso il campo dorato che ondeggiava piano.

«Nei cuori di chi li ha vissuti.»

Quel pomeriggio i bambini rimasero in silenzio ad ascoltare.

Le cicale cantavano instancabili tra i pioppi.

Per la prima volta non sembravano rumorose, ma indaffarate.

Come piccole custodi invisibili che correvano da una foglia all'altra per raccogliere gli ultimi frammenti di sole.

E da allora, ogni estate, quando il loro canto riempie l'aria calda del pomeriggio, qualcuno in paese sorride e pensa che forse la cara nonnina aveva ragione.

Forse le cicale non stanno semplicemente cantando.

Forse stanno davvero contando i giorni felici, per non lasciarne sfuggire nemmeno uno. 


La casetta in campagna

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