A volte basterebbe così poco...
Ci penso spesso alla gentilezza, alla tenerezza. A quella frase che si sente dire ogni tanto: “la gentilezza può cambiare il mondo”.
Ecco, io ci credo. Ma non nel senso ingenuo, grandioso, quasi favolistico, per cui se fossimo tutti più gentili allora sparirebbero le guerre, le ingiustizie, le lotte di potere o la cattiveria.
Purtroppo no. Il male esiste, esiste nell’essere umano, esiste nelle scelte, esiste in chi decide di nutrirlo e poi lo riversa nel mondo.
Però io credo anche in un’altra cosa. Credo in una quota di bene più silenziosa, meno appariscente, fatta di gesti minuscoli. Un sorriso. Una porta tenuta aperta. Un “passi pure, non ho fretta”. Uno sguardo che, per un attimo, sembra dirti: ti ho visto.
E non ti ho visto solo come corpo che passa, come persona in fila, come ostacolo, come fastidio, come numero. Ti ho visto proprio. Nella stanchezza, nella fretta, nel peso che forse stai portando e che io non conosco.
Viviamo spesso arrabbiati, preoccupati, nervosi, pieni di pensieri. Camminiamo per strada e intanto siamo già altrove: la cena da preparare, il lavoro rimasto indietro, quella discussione che ci ha ferito, il parcheggio soffiato all’ultimo secondo.
E mi ci metto anch’io, eh. Perché per quanto io creda profondamente in tutto questo, sono umana anche io.
Ci sono giorni in cui non sono luminosa, giorni in cui sono chiusa, stanca, irritata.
Giorni in cui, se mi dessi completamente il permesso, andrei in giro lanciando frecce e imprecazioni. Però poi succede.
Succede che qualcuno, sull’autobus, ti cede il posto perché ti vede provata. Succede che in fila al supermercato qualcuno ti dice “vada prima lei”. Succede che una persona sconosciuta ti fa spazio, ti sorride, ti alleggerisce per cinque secondi la vita. E quella cosa lì, per quanto piccola, a volte arriva come una carezza invisibile.
Non cambia il mondo intero certo, ma cambia un momento. Cambia una giornata, a volte cambia il modo in cui torni a respirare dentro quella giornata.
E ogni volta, almeno per me, c’è una specie di stupore.
Come se una parte di me dicesse: ah, allora non è tutto perso, allora siamo ancora umani, allora qualcuno, ogni tanto, si accorge.
E la cosa bella è che lo stesso stupore lo vedo anche quando sono io, magari senza pensarci troppo, a offrire un gesto minuscolo a qualcun altro. Un sorriso che si apre grato, un volto teso che si distende. Un “grazie” detto con un sollievo più grande del gesto ricevuto.
Ecco, io non sto parlando dei grandi atti di generosità. Non della beneficenza, non delle scelte enormi, non dei gesti eclatanti di bontà.
Parlo di quelle attenzioni infinitesimali che potremmo anche non fare. E invece, quando le facciamo, rendono il mondo un po’ meno duro. Perché possiamo attraversare la vita impermeabili a tutto.
Oppure possiamo restare un po’ permeabili.
Non sempre certo, ma abbastanza da ricordarci che, anche dentro il caos, possiamo ancora sfiorarci con delicatezza.
E allora vi chiedo se vi va di condividerlo: quali sono stati, nella vostra quotidianità, quei micro gesti che vi hanno fatto sentire un po’ meno soli? Una frase, un’attenzione, un sorriso, un piccolo garbo ricevuto o donato.
Quelle carezze invisibili che sembrano niente, ma a volte scaldano il cuore più di tante cose grandi.
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