Frequentazione della Messa


Nel 1993 più di un italiano su tre andava a messa ogni domenica. Oggi è meno di uno su cinque.

Eppure basta attraversare qualunque paese italiano ad agosto per sentirsi ancora dentro un film cattolico: statue portate a spalla, campane, santi patroni, luminarie, processioni che bloccano il traffico. L’Italia continua a raccontarsi come il centro spirituale del cattolicesimo mondiale.

Solo che i numeri stanno raccontando un’altra storia.

Secondo ISTAT, la pratica religiosa settimanale è crollata fino al 17,9%. In trent’anni si è praticamente dimezzata. Non parliamo del “credere in qualcosa”. Parliamo del gesto concreto: svegliarsi la domenica mattina ed entrare in chiesa.

La cosa più interessante è che il simbolo è sopravvissuto meglio del rito.

Il crocifisso è ancora appeso nelle aule scolastiche. I funerali religiosi restano la norma. Moltissimi italiani battezzano i figli, celebrano matrimoni in chiesa e si dichiarano cattolici nei sondaggi. Ma la partecipazione regolare ormai assomiglia più a una minoranza stabile che a una pratica nazionale condivisa.

Ed è qui che arriva il paradosso europeo.

La Polonia — che nell’immaginario mediterraneo molti percepiscono come periferica rispetto alla “Roma cattolica” — porta ancora circa il 36% della popolazione in chiesa ogni settimana. Il doppio dell’Italia.

La Spagna è intorno al 15%. La Francia oscilla tra il 5 e il 7%. La Germania resta sotto il 6%. In questo panorama, l’Italia sembra ancora religiosa. Ma rispetto alla sua reputazione storica, il ridimensionamento è enorme.

La frattura più impressionante, però, è generazionale.

Tra gli italiani di 18-19 anni, la quota di chi frequenta regolarmente la messa scende intorno all’8%. Significa che in una classe di venticinque ragazzi, spesso solo due entrano in chiesa ogni settimana. A volte uno soltanto.

Per capire quanto sia radicale questo cambiamento bisogna ricordare cosa fosse l’Italia fino a pochi decenni fa. In molti paesi il parroco contava quasi quanto il sindaco. Le feste religiose scandivano il calendario civile. La Democrazia Cristiana governava il paese. La televisione interrompeva i programmi per mostrare il Papa.

Oggi il cattolicesimo italiano sembra essersi trasformato in qualcosa di diverso: meno pratica quotidiana, più memoria culturale.

Una specie di lingua madre spirituale che molti non parlano più davvero, ma continuano a riconoscere come propria.

Ed è forse questo il dato più italiano di tutti: un paese che conserva i simboli anche quando smette lentamente di vivere il rito.

Le campane continuano a suonare.

Ma sempre meno persone le seguono.

L’identità resta.

La pratica se ne va.

E quasi nessuno se n’è accorto davvero.

In breve:

— In Italia la pratica religiosa settimanale è scesa dal 37% circa degli anni ’90 a meno del 18% oggi.

— La Polonia mantiene ancora circa il doppio dei praticanti settimanali rispetto all’Italia.

— Tra gli italiani di 18-19 anni chi va regolarmente a messa è ormai intorno all’8%.

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