I segreti dei Casoni Bugni: quando le pietre ricominciano a parlare
Questa mattina, il bosco della Val di Riofreddo respirava a pieni polmoni l'aria frizzante della primavera.
Nonostante la natura si stesse risvegliando tutt'intorno, sotto i nostri scarponi risuonava ancora il secco scricchiolio delle foglie morte, un tappeto bruno in attesa di essere inghiottito dal nuovo sottobosco.
Ho camminato fianco a fianco con Valentino, più che una guida, un vero e proprio custode delle memorie di questa valle.
"Siamo quasi arrivati", mi ha detto, indicando oltre un boschetto di alberi punteggiati di tenere gemme verdi. Davanti a noi, quasi inghiottito dalla vegetazione, è apparso il borgo fantasma di Casoni dei Bugni.
Entrare tra quelle macerie è stato come varcare la soglia del tempo. Le mura in pietra grezza, un tempo rifugio per montanari e boscaioli, ora si ergono a fatica, invase dall'edera che brillava al sole.
Valentino conosce ogni pietra. Con la mano callosa ha accarezzato un blocco incastonato nel muro: vi era scolpita rudemente una data, 1919. "L'anno dopo la fine dell'Inferno," ha sussurrato.
E l'eco della Grande Guerra era ancora fortissima. Incastrato in una fessura, c'era un vecchio caricatore con i proiettili intatti. Poco più in là, una bella fontana con incisa la sua genesi: 8° ALPINI BATT. M. ARVENIS 152^ COMP.^
Un piccolo nastro tricolore sventolava leggero alla brezza del mattino.
Ma la guerra non è stata l'unica portatrice di morte in questi luoghi impervi. Lo testimonia una lapide bianca nella nuda roccia:
DA QUESTA RUPE PRECIPITAVA MARTINI LUIGIA MAESTRA IL 19 - 9 - 1925
Valentino mi ha raccontato la sua storia. Luigia era la maestra del paese, ma a quei tempi la fatica non faceva sconti a nessuno: un titolo di studio non esentava dal duro lavoro contadino. Quel giorno di settembre non stringeva libri: era salita fin lassù per accudire il gregge di pecore della famiglia. Un passo falso su quel crinale a strapiombo ha spezzato tragicamente la sua vita. Sotto la targa, dei fiori gialli testimoniano che qualcuno, dopo quasi un secolo, non l'ha ancora dimenticata.
Sulla via del ritorno, la luce del mezzogiorno illuminava le rovine. Non era solo un mucchio di pietre abbandonate quello che lasciavamo alle spalle, ma un libro aperto di fatiche, di vita rurale e di tragedie taciute dalla montagna.
Senza i racconti di Valentino avrei visto solo dei ruderi silenziosi. Grazie a lui, in questa limpida mattinata di primavera, quelle pietre avevano ricominciato a parlare.
Flores Munari

grazie, è sempre interessante avere un'illuminazione sulla storia ....
RispondiEliminaGrazie x i tuoi racconti.
RispondiEliminaBuongiorno, da dove parte il sentiero per la valle del Riofreddo?
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