Una vecchia sedia fuori dalla porta
Il legno è scolorito dal sole, segnato da crepe sottili che seguono le venature come piccole strade, e lo schienale sembra quasi portare ancora la forma di chi vi si è appoggiato per anni.
Ci si sedeva lì nelle ore lente del pomeriggio, quando il lavoro si fermava per un momento e il tempo si allargava abbastanza da poter respirare. Forse qualcuno vi ha appoggiato le mani stanche, guardando i campi cambiare colore con le stagioni, oppure si è fermato solo per pochi minuti, senza sapere che quel gesto sarebbe rimasto impresso più a lungo di quanto immaginasse.
Non ha l’aria nostalgica delle cose amate, né quella triste delle cose dimenticate. Sta lì in un equilibrio strano, come certi pensieri che non fanno più male ma non sono nemmeno diventati leggeri.
Leggermente inclinata, come se stesse ancora aspettando qualcuno che non ha fretta di arrivare. Il vento a volte la sfiora, la porta scricchiola alle sue spalle, e il mondo continua a scorrere poco distante.
E in quella quiete, senza bisogno di essere usata, continua a esistere.
La casetta in campagna

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