Ti sblocco un ricordo...

 Un ragazzo chiese a suo nonno:


Nonno, com’era vivere prima, quando non esistevano computer, Internet, telefoni cellulari, social, navigatore e tutte le cose che oggi sembrano indispensabili?”

Il nonno sorrise e gli rispose:

“Noi vivevamo in un modo diverso, forse più semplice, ma pieno di cose che oggi si stanno perdendo.

Andavamo in bicicletta senza casco, correvamo fino a restare senza fiato e rientravamo a casa solo quando ci chiamavano dalla finestra o quando i lampioni cominciavano ad accendersi. Tornavamo con le ginocchia sbucciate, le mani sporche di terra e i vestiti impolverati, con addosso la stanchezza delle giornate vissute.

Dopo la scuola facevamo i compiti e poi uscivamo subito fuori. Ci si ritrovava per strada, nei campi, nelle piazze dei paesi o nei cortili, e bastava poco per stare insieme e sentirsi felici.

Le amicizie non si contavano, si vivevano. 

Ci si dava appuntamento sotto casa, si bussava alla porta e in pochi minuti si era già tutti insieme. Non c’erano social, non c’erano follower e non servivano schermi per sentirsi vicini.

Quando avevamo sete bevevamo dal rubinetto o alla fontana, mangiavamo cose semplici e imparavamo presto che non serviva avere tanto per sentirsi felici. Non c’era molto, ma quel poco ci bastava.

I nostri genitori non erano ricchi, ma ci hanno lasciato eredità che valevano più di qualsiasi comodità: tempo, educazione, rispetto, limiti e amore. Non avevamo tutto quello che avete oggi, ma forse avevamo qualcosa che si sta perdendo sempre di più: i valori di una volta.

Le fotografie erano spesso in bianco e nero, eppure i nostri ricordi sono rimasti vivi e pieni di colori che il tempo non è mai riuscito a cancellare.

Eravamo una generazione speciale.

L’ultima che ha imparato davvero ad ascoltare i propri genitori, e la prima che oggi deve imparare ad ascoltare i propri figli.

Per questo godetevi la nostra presenza, ascoltateci e imparate da noi. Perché un giorno tutte queste storie spariranno con chi le ha vissute.”

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