Animali terapeutici
Magari un piccolo evento negativo, una settimana di nuvole, un imprevisto che sfugge alle manie di controllo che usiamo per illuderci di essere al sicuro. Bastano pochi ingredienti per sentirsi come se all’improvviso non ci fossero più motivi per vestirsi e uscire.
È come se fossi più pesante e occorresse più forza per sollevarsi e camminare. E poi c’è l’apatia. C’è quel pensiero intruso che ripete tanto non serve a niente. E ancora, il buttare tutto all’aria. L’essere intrattabile, suscettibile, il prendersela con chi non c’entra. Il desiderio di rompere ciò che ha sempre funzionato.
È una grossa malinconia immotivata. Come se ci avessero traditi, abbandonati e strappato le speranze.
Ma è solo chimica. È nella testa. È reale solo in quei cortocircuiti cerebrali. Fuori, probabilmente, non è successo granché. Il mondo è sempre lo stesso.
Non posso dire di aver mai imparato a non mandare tutto a fanculo, ogni volta che torna l’ennesima ondata. Mentirei. Anzi, ricado sempre negli stessi tranelli. Tipo sognare di fuggire via. Di cambiare via, il più lontano possibile dai problemi. Di ricominciare da capo. Di lasciarmi alle spalle un’esistenza che pare totalmente sbagliata.
È pericoloso stare così. Più che altro perché è ingiusto. Mette a repentaglio ciò che hai conquistato, anche quel poco.
Però qui al podere ho imparato una cosa: che bisogna distrarsi. Anzi, distrarre la mente. Perché si impantana nel dolore e ci sguazza. Le piace. È confortevole stare male, e non uscirne più è quasi invitante.
Ma dato che con la depressione non si ha voglia di fare niente, mi sono educato a farlo fare agli altri. In questo caso, alle galline.
Apro il cancelletto del pollaio e le faccio uscire nel frutteto. Quindi mi siedo da una parte e me le guardo.
Sono goffe. Perciò, anche se mi ostino a non volerlo, sorrido. Alcune inciampano, tipo nei rametti a terra, e una gallina che inciampa è una delle cose più divertenti del mondo, perché succede come nei cartoni animati.
In questo periodo ci sono le more di gelso, che piovono dalle chiome appena sono troppo mature. Quindi per le galline è come la fiera della cocaina per i figli di papà il sabato sera. Le fa impazzire. Ma nonostante ci siano centinaia di more a terra, litigano per una. Tipo che una gallina la prende nel becco e scappa con questo culone peloso che rimbalza, perché altre cinque sceme la rincorrono, come nel football, senza alcun motivo. Devono avere quella precisa mora, non si sa perché.
Poi ci sono i pulcinotti, che ancora indagano il cibo nuovo, lo soppesano, al contrario degli adulti che ci si strozzano. Perciò li vedi perfettamente immobili, impagliati, che osservano le galline ingozzarsi, poi guardano le more a terra, di nuovo le galline, ancora le more e fanno una faccia perplessa, si girano e se ne vanno. Non li hanno convinti.
Poi c’è il gallo. Dovete sapere che i galli, per trombare, fanno i regalini. Non è che si sforzino, ovviamente, però quando trovano del cibo, invece di mangiarlo, lo raccolgono, lo riposano e fanno un verso gutturale per richiamare le fidanzate. Che in genere corrono perché non sognano anelli e brillocchi per darla via, sognano roba da mangiare. E così si accovacciano dopo lo spuntino e si fanno montare.
Solo che in circostanze simili, con quattromila more nel prato, le galline non hanno bisogno di cavalieri. E allora vedi il povero Carletto che si sgola a richiamarle, prende ‘ste more, le sposta, le ripiglia, gliele piazza davanti ai piedi, e nessuno lo caga, e lui fa una faccia veramente delusa. Che non capisce perché non funzioni come al solito.
Tutto questo non risolve il malumore, certo. Non cambia le prospettive della giornata. Non sostituisce un farmaco. Però aiuta molto. Per un attimo prezioso, hai staccato dal malessere. Hai riso pure se non volevi. Hai rotto quel circolo vizioso. E in fondo è come una dose.
Ci sono le dosi di negatività. E ci sono quelle di ottimismo.
Bisogna educarsi a distrarre il male, quando si convive con la depressione. Come se si imparasse a medicarsi una ferita.
Non smetti di essere ciò che sei. Di funzionare a quel modo che conosci ormai bene. Ma smetti di dargli corda, di assecondarlo.
In fondo la primavera torna per questo motivo. Per ricordarci che basta un giorno di sole, di distrazione dal freddo, per far ripartire tutto. Addirittura per far nascere un fiore.

Commenti
Posta un commento