Il ruscello
È iniziata ieri la settimana che ci porterà alla grande Domenica di Pentecoste: la celebrazione del dono dello Spirito.
Stiamo invocando con insistenza: “Vieni, Santo Spirito!”.
Lo preghiamo, lo pensiamo forse anche, ma sappiamo dov’è? Sappiamo chi è?
Per abbozzare una risposta senza buttarla lì precipitosamente, occorre che ci fermiamo. Una sosta dal nostro agitarci. Sono tante le cose che ci procurano frastuono, non solo fuori ma addirittura dentro di noi. Le voci di mille ansietà.
Agostino pregava: “Liberami, Signore, dal multiloquio interiore”. Perché ci succede proprio questo: una molteplicità di rumori ci bombardano da dentro. E finiscono per soffocare quella voce mite, delicata dello Spirito che, nonostante noi e i nostri rumori, continua a gorgogliare, fresca e pacata, dentro il cuore.
Ma occorre il coraggio di fermarci per entrare in contatto con essa.
Sostare presso questo nostro ruscello interiore, presenza di Dio in noi.
Sì, proprio così: siamo abitati da Dio, il suo Spirito ci vive dentro, ci sostiene, ci anima.
Noi viviamo, perché ad ogni istante Dio ci comunica il suo alito di vita, potente di una forza che ci afferra saldamente, impedendoci di cadere nel baratro del nulla. Una forza non dirompente ma umile, delicata, gioiosa, limpida, ricca di amore e di vita: come un ruscello di montagna.
Scorre dentro di noi, eppure quanto spesso noi la trascuriamo…
Abbiamo questi sette giorni di preparazione alla Pentecoste: non solo una festa da celebrare, ma soprattutto un dono da ricevere con gratitudine nuova.
Possiamo approfittare di questi giorni per ritagliarci una sosta anche breve: fermiamoci dal nostro “indaffaramento” turbolento e ansiogeno.
Fermiamoci letteralmente, anche solo pochi minuti. Niente cellulare, niente parole.
Lentamente, dopo alcuni istanti di silenzio che ci aiuta a raccoglierci, ripetiamo lentamente, a voce bassa:
“Vieni, Spirito Santo!
Vieni a illuminare
guarire
consolare.
Conducimi tu,
tu istruiscimi”.
Suore Agostiniane
Rossano Calabro

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