Il pianto notturno
A volte ci addormentiamo così, con il sapore salato del pianto ancora in bocca, il cuscino che raccoglie silenzi e lacrime non dette, e quel nodo in gola che sembra non voler cedere. È un magone che non sempre ha un nome preciso, a volte è solo una sensazione, qualcosa ci manca, qualcosa fa male, anche se non sappiamo sempre spiegare cosa sia. A volte invece lo sappiamo molto bene.
Il pianto notturno ha una voce tutta sua. È silenzioso, ma profondo. Esce piano, quando tutto il resto tace, quando non dobbiamo più fingere di essere forti. Di notte le difese si abbassano e le emozioni si fanno più vere, più nude. E il pianto diventa un modo per lasciare andare quello che durante il giorno abbiamo tenuto stretto nel cuore.
E anche se nessuno ci ascolta in quel momento, anche se ci sentiamo soli, non lo siamo davvero. C'è una parte di noi che resta, che si prende cura. Che, nonostante tutto, ci accompagna piano verso il sonno, quasi a sussurrarci: "Domani sarà un altro giorno. E io sarò ancora con te". Ai nostri pianti silenziosi, alla cura che meritiamo, alla tenerezza che forse ci è mancata e che possiamo darci noi per primi. Quelle lacrime sono sacre.

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