Emigrazione italiana

 


Quando pensi all'emigrazione italiana, immagini il Sud.

I barconi, le valige di cartone, Ellis Island, le lacrime al porto di Napoli.

Hai torto. O meglio, arrivi tardi.

Prima che il Mezzogiorno diventasse sinonimo di partenza forzata, le Alpi piemontesi si erano già svuotate.

E nessuno ne parla.

Tra fine Ottocento e inizio Novecento, le basse valli piemontesi persero 92.088 abitanti su una popolazione totale di 335.000. Quasi una persona su tre sparì.

Non morta. Partita.

Prendiamo Ingria, un borgo in Canavese, nelle valli Orco e Soana a nord di Torino. Nel 1901 aveva 1.201 abitanti. Negli anni '50 ne erano rimasti 398.

Un crollo del 67% in mezzo secolo.

Il paese non fu colpito da una guerra, non fu travolto da un'epidemia. Fu semplicemente abbandonato, casa per casa, famiglia per famiglia.

E Ingria non è un'eccezione. È la regola.

Solo dalla provincia di Cuneo, tra il 1876 e il 1915, partirono 90.759 emigranti definitivi verso la Francia.

Aspetta.

Non temporanei. Definitivi. Quasi 91.000 persone che non tornarono.

La meta era vicina e raggiungibile: Provenza, Costa Azzurra, Savoia. I cuneesi andavano a lavorare nei campi, nelle cucine dei palazzi di villeggiatura, nelle lavanderie.

La vicinanza geografica e culturale rese la Francia la destinazione naturale. Ma "naturale" non significa indolore.

Secondo i dati raccolti e analizzati da EyesReg, rivista di economia regionale basata su fonti storiche e dati ISTAT d'archivio, il Piemonte fu la prima regione d'Italia per emigrazione tra il 1876 e il 1913, con circa 1.540.000 partenti.

Più della Campania. Più della Sicilia. Prima di tutti.

Eppure non è questa l'immagine che ci è rimasta.

La ragione è semplice quanto cinica: l'emigrazione piemontese funzionò.

Le rimesse dall'estero finanziarono l'industrializzazione del Nord. Le vallate alpine si svuotarono, sì, ma in silenzio, senza lasciare ferite visibili nel racconto nazionale. Niente Ellis Island, niente Little Italy, niente romanzi da best-seller.

Solo borghi vuoti e registri anagrafici che raccontano una storia che nessuno ha deciso di ricordare.

In breve:

Le valli piemontesi persero quasi 1 abitante su 3 tra fine '800 e inizio '900, prima ancora dell'emigrazione meridionale.

Il borgo di Ingria in Canavese perse il 67% della popolazione in 50 anni: da 1.201 abitanti nel 1901 a 398 negli anni '50.

Il Piemonte fu la prima regione italiana per emigrazione tra 1876 e 1913, con 1.540.000 partenti, ma la storia ha scelto di ricordare altri.

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Commenti

  1. Molto interessante la storia della famiglia PIKETTY. All'inizio è quella di Antonio PICHETTO, piemontese, nato a Veglio in 1787, tra Torino e Milano, emigrato in Francia con la famiglia nel ottocento. PICHETTO si trasforma in PIKETTY. I figli fondano un azienda di dragaggio sulla Senna. SI associano con altri imprenditori e l'impresa si sviluppa in modo importante. Vedere a questo link , pagina 44...
    https://thesis.unipd.it/retrieve/ab86cf8c-a504-443b-ae28-32ade5e97962/Balasso_Tommaso.pdf
    Anche l'impresa DILIGENTI, piemontese, ha impiegato molti operai della Val d'Astico, nelli anni 1920 e poi, in Francia.

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