๐๐ฎ๐๐ซ๐๐๐ญ๐ข ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐ฉ๐๐ฌ๐ญ๐, ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐ ๐ฎ๐๐ซ๐ซ๐ ๐ ๐๐๐ข ๐ฆ๐ฎ๐ฌ๐ข ๐๐ก๐ ๐ ๐ฎ๐๐ซ๐๐๐ง๐จ ๐ฉ๐๐ซ ๐ญ๐๐ซ๐ซ๐
Il nostro contadino siede all'ombra di un portico, mentre affila una falce con una pietra bagnata. Il suono รจ ritmico, quasi ipnotico. Si ferma, testa il filo della lama con il pollice e riflette:
"Ci sono pericoli che fanno rumore, sapete? La guerra arriva con il calpestรฌo degli zoccoli, le urla e il fumo dei villaggi che bruciano. La peste la vedete nei carri che passano di notte e nel terrore negli occhi della gente. Da quelle cose sapete che dovete scappare, se potete. Vi difendete come riuscite, alzate le palizzate, pregate Dio.
Ma c'รจ un terzo nemico che รจ strisciante come una vipera nell'erba alta: i musi che guardano per terra.
Guardatevi da chi cammina sempre con la testa bassa, da chi non sostiene mai lo sguardo, da chi parla con i piedi e nasconde gli occhi. L'uomo che guarda il cielo o che vi guarda in faccia, anche se รจ un vostro nemico, lo vedete. Sapete cosa pensa. Ma chi fissa sempre il fango sta covando qualcosa. Spesso รจ gente piena di invidia, di rancore tenuto nel petto, o che sta solo aspettando un vostro passo falso per spingervi nel fosso.
La terra va guardata quando si lavora con la zappa, ma quando si parla con un nostro simile bisogna alzare la fronte. Chi nasconde gli occhi nasconde l'anima. La guerra e la peste vi tolgono la vita, ma il tradimento di un finto amico, di un 'muso storto' che cammina nell'ombra, vi toglie la fiducia nel mondo. E quella, credetemj, รจ una ferita che non guarisce piรน."
La casetta in campagna

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