π’πž 𝐝𝐒 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐒𝐨 𝐫𝐚𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞𝐧𝐚... 𝐨𝐠𝐧𝐒 𝐬𝐩𝐒𝐠𝐚 𝐬𝐚𝐫Ñ 𝐩𝐒𝐞𝐧𝐚, 𝐦𝐚 𝐬𝐞 𝐒𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐭𝐒𝐫𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐞π₯π₯'𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐚𝐯𝐫𝐚𝐒 𝐭𝐨𝐫𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨

 


Il pomeriggio Γ¨ immobile, di quel silenzio caldo che precede il ronzio delle prime cicale. Il vecchio si toglie il cappello e lo usa per farsi un po’ di vento, ma i suoi occhi non smettono di studiare il movimento dell'aria.

​"Vedi quella calma lΓ  fuori? Quando il cielo di maggio decide di restare limpido, di rasserenare come un lago d'olio, puoi quasi sentire il rumore del grano che cresce. In quei giorni di sole pulito, la spiga non ha distrazioni: beve la luce, sta dritta sul suo stelo e si riempie di farina fin nel cuore di ogni chicco. Se il tempo tiene cosΓ¬, ogni spiga diventerΓ  pesante, bionda, una piccola miniera d'oro che aspetta solo la falce. Ma attento," e qui abbassa la voce, indicando le fronde dei pioppi che iniziano a scuotersi nervose. "Se invece di quel calore fermo inizia a tirar  vento, allora il gioco si fa duro. Se maggio si mette a soffiare forte e freddo, Γ¨ un tormento che ti porti dietro fino ad agosto.

Il vento è un ladro: asciuga la terra troppo in fretta quando la pianta ha più sete, scuote i fiori del grano prima che abbiano finito il loro mestiere e, se picchia duro, butta tutto a terra. Un campo allettato, steso dal vento e dal temporale, è un dolore che non ti fa dormire. Ti tormenta l'anima vederlo lì, piegato, che marcisce invece di maturare. Se maggio non fa il bravo, l'estate non sarà una festa di raccolto, ma una lotta per salvare il salvabile tra polvere e fatica sprecata."

La casetta in campagna

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