A San Vittore metti pure la pelle al sole

Il contadino è sull’uscio della sua vecchia casa, mentre si sbottona i polsini della camicia e solleva il viso, cercando un raggio di luce che filtra tra le fronde del ciliegio.

​"Sentite come scivola bene l'aria oggi? Non punge più. È finita, sapete? È arrivato San Vittore e finalmente si può smettere di aver paura del vento che viene dal nord.

​Guardate me: butto via questa giacca che pesa come un rimpianto. È ora di mettere la pelle al sole. Vedete queste braccia? Sono bianche e stanche di stare al buio, hanno bisogno di bere questa luce come se fosse acqua di sorgente. Nessuna paura, oggi il sole non è un nemico che brucia, ma un amico che vi viene a trovare per dirvi che il sangue può tornare a correre veloce.

​C'è chi aspetta il mare, chi aspetta le ferie, ma per noi che viviamo qui, la festa è oggi. È sentire il calore che entra nelle ossa, che scioglie i nodi della schiena e fa venire voglia di sorridere anche se si ha ancora la zappa in mano. Mettetevi lì, contro quel muro di sassi che ha trattenuto il calore di mezzogiorno, e lasciate che il sole vi baci la faccia.

​È la medicina del povero, dicono, ma io ti dico che è il lusso più grande che abbiamo. Dopo San Vittore, la terra è calda. Approfittatene, perché ogni raggio preso oggi è un po' di forza che mettete in tasca per quando tornerà la nebbia."

​Il nostro contadino sa bene che San Vittore, l'8 maggio, è come un confine: dopo i capricci di aprile e le prime piogge di maggio, questo è il sole che inizia a  scacciare i dolori dell'inverno e prepara la pelle al duro lavoro dei campi che verrà con la mietitura.

La casetta in campagna

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