110 anni fa come oggi...
L’attesa prima della tempesta
All’inizio del 1916, il fronte che correva tra il Monte Costón d’Arsiero e quello di Lastebasse sembrava quasi un "fronte calmo". I soldati della 35ª Divisione italiana guardavano dall'alto la Val d'Astico, convinti che quelle pareti di roccia e quei boschi di abeti fossero un baluardo naturale insuperabile. Il Costón era un osservatorio strategico: da lì si dominava tutto il corridoio che portava verso la pianura vicentina.
Ma dietro le linee austriache, nel segreto degli altipiani di Folgaria e Lavarone, il feldmaresciallo Conrad stava preparando il "colpo di grazia" all'Italia: la Strafexpedition, o meglio, la spedizione di primavera.
L’inferno di ferro e fuoco.
Il 15 maggio 1916, il silenzio delle montagne andò in frantumi. Alle sei del mattino, oltre duemila cannoni austriaci iniziarono a martellare le linee italiane. Non era un bombardamento comune: era un uragano di fuoco che sradicava alberi e frantumava la roccia.
Sui Costóni, le trincee scavate con fatica dai fanti della Brigata Puglie e della Brigata Roma diventarono trappole mortali. I grossi calibri, i 305 e i micidiali 420 (soprannominati George e Siegfried), ridussero le difese a un cumulo di macerie. In pochi giorni, la prima linea italiana collassò.
Tra il 17 e il 19 maggio, il Costón d’Arsiero cadde nelle mani degli imperiali. Mentre gli italiani ripiegavano verso il Monte Novegno, l'ultimo baluardo prima della pianura, si consumava una delle storie più eroiche di quel settore.
Al vicino Forte Campomolon, il sottotenente del genio Paolo Ferrario, un giovane ingegnere milanese che si era offerto volontario per rifornire le trincee del Costón sotto il fuoco nemico, ricevette l'ordine più amaro: far saltare il forte per non lasciarlo al nemico. Mentre innescava le mine per distruggere i cannoni che non potevano essere ritirati, un'esplosione anticipata lo travolse. Morì tra le rovine del suo stesso forte, preoccupato fino all'ultimo respiro che l'Austria non catturasse le armi italiane. Gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Il respiro corto dell’Austria
Con la caduta del Costón, la strada per la valle era aperta. Il 28 maggio 1916, le pattuglie austriache entrarono ad Arsiero. Il paese era deserto, i civili erano fuggiti verso Schio e Vicenza in una carovana di disperazione. Per 29 giorni, la bandiera asburgica sventolò su Arsiero. L'obiettivo – la pianura – era a un passo, si vedevano le luci delle città venete di notte. Ma la resistenza italiana sul Monte Cengio e sul Novegno fermò l'invasione proprio a un soffio dal traguardo.
La "Madonnina" del Costón: Un gesto d'umanità
C'è però una storia vera, quasi magica, che lega ancora oggi il Costón di Lastebasse a quei giorni. Tra i resti delle trincee austriache (perché dopo giugno il fronte si stabilizzò lassù), si trova ancora oggi un masso con una Madonnina scolpita nella roccia.
UNA MADONNINA PER LA PACE
La leggenda la vorrebbe fatta da un soldato durante la guerra, ma la storia più probabile e forse più bella ci dice che fu il gesto devoto di un gruppo di ragazzi nel dopoguerra. Un modo per restituire un’anima a una montagna che era stata ridotta a un cumulo di macerie e ossa. Un omaggio a chi non è mai tornato a casa.
I fantasmi del 1916. Oggi, camminando tra il Costón d'Arsiero e quello di Lastebasse, si calpesta ancora il metallo rugginoso delle schegge di granata. Le foto storiche e animate dalla IA del filmato non sono solo immagini: sono i volti di quei ragazzi della "Brigata Novara" o degli "Hessen" austriaci che su queste creste hanno vissuto l'anno più lungo della loro vita.
Il Costón non è solo una montagna; è un altare di roccia dove la storia d'Italia ha rischiato di finire e dove, invece, è rimasta scolpita per sempre.
Flores Munari

Commenti
Posta un commento