Profughi
"Parai dò in Sicilia"... L'Alto Commissariato Profughi, presieduto dall'onorevole Luigi Luzzatti, veneto anche lui, raccoglieva dalle varie parti d'Italia le offerte di ospitalità che il governo sosteneva sussidiando i diversi comitati locali. La destinazione siciliana rispondeva alla necessità di tenere uniti i possagnoti, di non disperderli; l'aveva concordata col prefetto di Treviso padre D'Ambrosi, a lui, del resto, lo stesso prefetto dichiara che l'Autorità fa assegnamento specialmente sull'opera dei sacerdoti.
Dopo un eterno viaggio in treno, qua e là confortati dalla Croce Rossa ma turbato da eventi spiacevoli, tipicamente italiani, come i vagoni sganciati e dimenticati, gli interventi vessatori di ufficiali che requisivano pentole e altri attrezzi da cucina, vecchi lasciati a terra per errore, il tenente del treno che fa aspettare la tradotta a Roma per andare a fare visita ai parenti, il brigadiere che si appropria dello scompartimento di padre D'Ambrosi per infilarci "una compagnia libertina"...eccoli in Sicilia, dove vengono divisi fra alcuni paesi della provincia di Trapani, mentre il nucleo principale viene sistemato a Marsala. Qui, il presidente del Comitato profughi, principe Onesto di San Lorenzo, vorrebbe adibire i veneti alla pulizia delle strade e le loro donne al servizio domestico presso famiglie locali. Raduna addirittura un gruppo di signori di Marsala affinché scelgano le donne. Padre d'Ambrosi convince il principe a lasciar perdere, ma il principe è un massone mangiapreti ("i preti qui non comandano niente, li manderemo a scopar le strade"), tempesta in presenza dei profughi per intimidirli...
L'incontro con una cultura estranea e diversa è vissuto senza comprensione. Tra i ragazzi profughi e i ragazzi siciliani non nascono amicizie, i due mondi si guardano con stupore e diffidenza...
In Veneto il miracolo non fu l'esito della guerra, il profugato ha segnato la fine di usanze, tradizioni e costumanze secolari. Ne soffrono soprattutto culture minoritarie come quella dei Cimbri. L'altopiano di Asiago aveva conservato la sua lingua, un antico dialetto tedesco che era rimasto puro dal tempo delle prime installazioni di lavoratori Tedeschi, nel Medioevo; era già in declino, ma il profugato le dà il colpo di grazia.
Ma i profughi della Marca trevigiana e della valle del Piave, e ancora di più i friulani, conservano in gran parte intatto il loro patrimonio culturale e, nel complesso, Veneto e Friuli escono dalla guerra, finalmente vinta sul loro territorio e dalla dispersione in tutto il paese con la loro specificità sostanzialmente intatta. Se non è questo un miracolo...
Veneti nel tempo
tratto da: Alvise Zorzi "San Marco per sempre"
Foto di Giorgio Cerolin dal gruppo "Conegliano Forever"

Commenti
Posta un commento