Né dal Ti, né dal Vu..

A nol sa né dal ti, né dal vu!  Così si diceva di qualcosa di insipido, che non sapeva di niente. Metafora che voleva significare che oltre questi due pronomi non ce ne fossero altri da usare.

La nostra generazione è stata la prima a dare del "tu" ai propri genitori, mentre prima imperava il "Voi". Mio padre e mia madre i rivolsero ai propri col "Voi" fino alla morte. Allora non esisteva dare del "tu" agli adulti, men che meno agli anziani. Il "Lei" era acquisto recente e rivolto ai foresti  quando si parlava italiano. Il suo equivalente dialettale originario sarebbe stato "Élo", virato poi al "Lu" con la corruzione della lingua dotta. Poi ci mise bocca anche il fascismo a voler correggere la lingua, considerando il "Lei" femmineo, sgrammaticato e straniero.

Oggi impera l'uso televisivo di dare del "tu" a tutti, a prescindere, volendo con ciò azzerare ogni parvenza di rispetto o cortesia, con un malinteso egualitarismo.

Giova quindi rileggere l'osservazione che fece di questa moda Umberto Eco in un suo scritto:

«Nella Roma antica si usava solo il Tu, ma in epoca imperiale appare un Vos che permane per tutto il Medioevo (per esempio quando ci si rivolge a un abate) e nella Divina Commedia appare il Voi quando si vuole esprimere grande rispetto (“Siete voi, qui, ser Brunetto?”). Il Lei si diffonderà solo nel Rinascimento nell’uso cancelleresco e sotto influenza spagnola. Nelle nostre campagne si usava il Voi tra coniugi (“Vui, Pautass”, diceva la moglie al marito) e l’alternanza tra Tu, Lei e Voi è singolare nei Promessi sposi. Si danno del Voi Agnese e Perpetua, Renzo e Lucia, Il Cardinale e l’Innominato, ma in casi di gran rispetto come tra Conte Zio e Padre Provinciale si usa il Lei. Il Tu viene usato tra Renzo e Bortolo o Tonio, vecchi amici. Agnese da del Tu a Lucia che risponde alla mamma con il Voi. Don Abbondio da del Voi ad Agnese che risponde per rispetto con il Lei. Il dialogo tra Fra Cristoforo e don Rodrigo inizia col Lei, ma quando il frate s’indigna passa al Voi (“la vostra protezione…”) e per contraccolpo Rodrigo passa al Tu, per disprezzo (“come parli, frate?”). Una volta per rispetto, anche in un’aula universitaria o in una conferenza, si usava il plurale Loro (“come Loro m’insegnano…”) ormai desueto e sostituito dal Voi. Usato solo ormai in senso ironico è l’arcaico Lorsignori. Ormai dire ”come lorsignori m’insegnano” equivale a suggerire che gli interlocutori siano una massa d’imbecilli. Il regime fascista aveva giudicato il Lei capitalista e plutocratico e aveva imposto il Voi. Il Voi veniva usato nell’esercito, e sembrava più virile e guerresco, ma corrispondeva allo You inglese e al Vous francese, e dunque era pronome tipico dei nemici, mentre il Lei era di origine spagnolesca e dunque franchista. Forse il legislatore fascista poco sapeva di altre lingue e si era arrivati a sostituire il titolo di una rivista femminile, Lei , con Annabella, senza accorgersi che il Lei di quel titolo non era pronome personale di cortesia bensì l’indicazione che la rivista era dedicata alle donne, a lei e non a lui. Bambini e ragazzi si davano del Tu, anche all’università, sino a quando non entravano nel mondo del lavoro. A quel punto Lei a tutti, salvo ai colleghi stretti (ma mio padre ha passato quarant’anni nella stessa azienda e tra colleghi si sono sempre dati del Lei). Per un neolaureato, fresco fresco di toga virile, dare del Lei agli altri era un modo non solo di ottenere il Lei in risposta, ma possibilmente anche il Dottor.

[..]Da tempo invece, a un giovanotto sui quarant’anni che entra in un negozio, il commesso o la commessa della stessa età apparente, cominciano a dare del Tu. In città il commesso ti dà evidentemente del Lei se hai i capelli bianchi, e possibilmente la cravatta, ma in campagna è peggio: più inclini ad assumere costumi televisivi senza saperli mediare con una tradizione precedente, in un emporio mi sono visto (io allora quasi ottantenne e con barba bianca) trattato col Tu da una sedicenne col piercing al naso (che non aveva probabilmente mai conosciuto altro pronome personale), la quale è entrata gradatamente in crisi solo quando io ho interagito con espressioni quali “gentile signorina, come Ella mi dice...” Deve aver creduto che provenissi da Elisa di Rivombrosa , tanto mondo reale e mondo virtuale si erano fusi ai suoi occhi, e ha terminato il rapporto con un “buona giornata” invece di “ciao”, come dicono gli albanesi [...].

«Il problema del Tu generalizzato non ha a che fare con la grammatica ma con la perdita generazionale di ogni memoria storica e i due problemi sono strettamente legati». Umberto Eco

Commenti

  1. Giulio
    I miei fratelli ed io abbiamo detto sempre del ( vu ) ai nostri genitori ; Era cosi! E inutile dire e bene o male,ci saranno sempre quei psicologi che scriveranno dei libri e dei giornalist degli articoli sulla cosa e non cambiera niente! Pero oggi il tu oppure il lei, e un pronome di classe sociale particolarmente nel nostro paese. In Francia non si vedra mai che una cassiera che mi vede per la prima volta mi dia del tu , una secrétaria oppure a l’operaio che pulisce le strade mi rivolga a lui dicendogli "tu" .Non mi sono mai permesso,per ragioni diverse rivolgermi alla mia gerarchia con il tu, come pure il mio responsabile piu 1,piu 2 e anche piu mi rivolgevo con il lei e questo era reciproco.E educazione, rispetto,chiamomola come si vuole,perche un notaio,un avvocato, un professore gli diamo del lei e qualche volta ci si leva il capello!! Mi sembrava innimaginabile dare del tu al mio responsabile oppure al direttore .E vero che ce stato un periodo,dove la gerarchia ha cercato di fare una relazione piu ""amicale"E no troppo facile per poi acettare tutte le sue decisioni, anche quelle contro la classe lavorativa? Per questo penso che il tu o il lei e sociale ed economico .

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