Censure moderne
Si presenta con l’abbondanza.
Viviamo nell’epoca che il filosofo Byung-Chul Han definisce infocrazia: il potere non governa più principalmente attraverso il divieto, ma attraverso l’eccesso di informazione.
Non ci viene impedito di sapere.
Ci viene dato troppo da sapere.
Notizie, aggiornamenti, breaking news, notifiche, opinioni, contro-opinioni, emergenze continue.
Un flusso ininterrotto che non lascia tempo alla sedimentazione, alla riflessione, al dubbio.
Quando tutto è urgente, nulla è importante.
Quando tutto è visibile, nulla è veramente visto.
In questo dipinto il teschio non rappresenta la morte dell’informazione, ma la morte del pensiero critico.
Vomita dispositivi, non silenzi.
E davanti marciano corpi etichettati “NEWS”, uniformi, intercambiabili.
L’eccesso diventa anestesia.
L’iper-comunicazione diventa una forma raffinata di censura: non ti proibisco di parlare, ti sommergo.
Non ti nascondo la verità, la dissolvo in un mare di stimoli.
Abbiamo confuso l’essere informati con l’essere esposti.
Abbiamo scambiato la quantità per libertà.
Forse la vera rivoluzione oggi non è produrre più contenuti.
È creare spazi di silenzio.
È scegliere cosa non guardare.
È rallentare.
Perché abbuffarsi di notizie per poi vomitarle non è informarsi.
È solo consumare.

Giulio
RispondiEliminaNe ho parlato qualche settimana fa quando c’e stato l’articolo di Umberto Eco. Quello che lui diceva anche nel modo di pensare lo riporto qui sotto.
" Il vero eroe e sempre un eroe per caso; Sogna di essere un vigliacco onesto come noi tutti. "
Lo ripeto , l’lnformazione di ogni specie : giornali,radio,televisioni ( tutte) reti sociali appartengono a quei 3/ 4 miliardari che dirigono il paese.Preparano ,prendono il tempo! Pero fanno arrivare agli (Affari)le persone che loro hanno scelto e cosi! Tra poco l’i.A arrivera dapertutto, quando vediamo il livello scolastico non saremo in grado di comptetere ,non avremo le competenze, per farlo ,perche coloro che pensano di averle partono in altri paesi per guadagnare un stipendio degno delle loro capacita. Ma questo e il risultato di una eredita di tanti tanti anni fa.Umberto Eco ha ragione.