foto di Silvio Eugenio
giovedì 31 gennaio 2019
mercoledì 30 gennaio 2019
Cerco foto
Per caso, qualcuno di voi possiede delle foto scattate all'interno del "BAR dalla Mariuccia" ai Cerati da condividere su questo blog? O segnalare chi potrebbe averle? Grazie
PI.RU.BI - tra storia e leggenda
Siamo sul finire degli anni ’50 del
secolo passato, tira crisi di dopo guerra, la gente vive di povertà
e di emigrazione. Tre parlamentari di grosso calibro guidano le sorti
della neonata Repubblica, il Governo è nelle loro mani.
L’on.le
Piccoli, pensando a un collegamento col Veneto per evitare
l’isolamento del Trentino, invita Rumor e Bisaglia e le idee si
sposano. Si traccia uno spaccato altimetrico dell’opera. Nasce
l’acronimo Pi.Ru.Bi. Impossibile fermarsi. Il trittico non fa una
piega. Il tunnel di 7 km è previsto sotto Lavarone, costo 7
miliardi di lire. La paura del lago va acquietandosi. Tutto fila in
perfetta armonia di intenti e senza resistenze. Piccoli, barone del
Trentino, è ministro a Roma, idem per il rovigoto Bisaglia e per il
vicentino Rumor che è pronto per la scalata a Palazzo Chigi. Se per
Trento è un affare da guanti bianchi, tale lo è ancor più per
Vicenza e il gioco è fatto: primo stralcio Vicenza-Pedemonte, il
secondo Pedemonte-Trento.
Sono gli anni ’60. Lorenzo
Pellizzari, onorato presidente della Camera di Commercio di Vicenza,
precorre i tempi e stanzia 250 milioni di lire (il prezzo di 300
appartamenti in città) per realizzare la stazione di partenza ai
piedi del confine interregionale. Non si sa se qualcuno ricorderà
ancora le croci emblematiche che sulle pendici del monte trentino
segnavano l’imbocco delle gallerie. Parte l’esproprio dei terreni
e si liquida brevi manu. Le ruspe issano il tricolore e danno il “la”
ai lavori della strada che sale all’ingresso del tunnel.
Passano gli anni, si sconvolgono i
percorsi, si fanno progetti, mentre il tema si fa pesante, delicato.
Nascono le opposizini e tutto precipita, ma le speranze muoiono
veramente quando gli ex proprietari sono invitati a reimpossessarsi
dei fondi. Nel contempo, il primo stralcio arriva al temine e il
secondo si perde nelle fitte nebbie della politica che sconfessa
l’importanza dell’opera definendola “l’Oscar dell’inutilità”.
Non manca chi annuncia: “Se fosse stato fatto prima il tunnel,
l’autostrada sarebbe finita da un pezzo”. L’ostilità è
fortissima e la ricaduta decisamente sfavorevole. La storia recente è
nota a tutti fino agli ultimi giorni che hanno visto il Consiglio di
Stato a pronunciarsi per il blocco totale dell’opera accogliendo il
ricorso di Besenello.
Un’impugnazione del verdetto è poco
probabile.
(Domenico Giacon)
martedì 29 gennaio 2019
Terre nostre... oltre un secolo fa...
Tempo addietro, nello smantellamento di
un noto archivio di zona, si stava per mandare a fuoco anche una
Enciclopedia edita da Hoepli Milano attorno il 1913. Era il massimo
assoluto di un’opera del genere per quei tempi. Tre preziosi
volumetti che qualcuno è riuscito a salvaguardare e che ora sono
nelle mie mani.
Raramente mi diverte recuperare da essi
frammenti di notizie che ben pochi oggi sarebbero in grado di
annoverare.
Fra le tante, una riguarda la popolazione di quegli anni
in alcuni comuni dei nostri dintorni. Si narra ad esempio che:
ROTZO (Asiago) contava 2867 abitanti
effettivi su 3289 residenti, di cui 1138 a Rotzo, 634 nelle frazioni
di Pedescala, a km. 12 dal centro, e 1095 a San Pietro Val d’Astico,
a 7 km. dal centro;
FORNI (Schio) nel 1901 contava 1876
abitanti effettivi su 2339 residenti di cui 768 in Forni e 1108 nella
frazione di Tonezza, definita “stazione estiva”, a km. 10,5 dal
centro;
POSINA (Schio) contava 2975 effettivi
su un totale di 3536 residenti di cui 1873 a Posina, a 7 km. da
Arsiero, e 1102 nella frazione di Fusine, a 2 km. dal centro;
ARSIERO (Schio) contava 4821 abitanti
su un totale di 5060 residenti, di cui in Arsiero, sede di Pretura,
3774 e 1047 nella frazione di Castana a 5 km. dal centro.
Da quanto esposto emerge chiara
soprattutto la quantità di emigranti di allora, visto che già con
riferimento ai suddetti 4 comuni, si parla di un totale di 12.548
abitanti effettivi su 14.224 iscritti all’anagrafe. Ognuno può
fare un po’ di confronto con i dati odierni. Preciso che i dati
sono riportati alla lettera.
(Domenico Giacon)
TAV - perchè no?
Un’occhiata alla geografia europea e
si nota che l’Italia è ai margini delle infrastrutture europee che
sono oggi alla base dell’efficienza dei trasporti.
Il crudele
dibattito sì/no TAV deve perciò essere superato pensando all’Europa
del domani.
Si tenga pur presente che il concetto di Alta Velocità
ha un valore aggiunto in più rispetto a quello che oggi viene
definito semplicemente autostradale.
La tratta Torino-Lione inoltre è un
piccolo segmento del grande progetto Tav che a Torino avrebbe
l’incrocio dei due principali corridoi Lisbona-Kiev e
Londra-Genova. Si pensi anche all’estensione potenziale che
potrebbe avere un domani l’asse nord/sud verso i continenti
oltremarini, con maggiore interessamento per quanto attiene l’Italia.
L’ideale non sarebbe per niente nuovo
se pensiamo che già nel 1857 il conte di Camillo di Cavour ebbe a
dire:
“Finchè il Moncenisio non sarà perforato da gallerie per il
collegamento con altri Stati, i vantaggi che debbono provenire dalla
strada ferrata sono monchi e incompleti, sia rispetto alla sicurezza
delle comunicazioni, sia rispetto alla economia della spesa e del
tempo”.
Domenico Giacon
La cartolina della via dei Presepi
Nella citazione di C. Pavese, presente nella cartolina, sta l’essenza
del percorso fatto da parte nostra nell’organizzare questa
manifestazione.
Vi chiediamo un ultimo sforzo: ci piacerebbe che
spediste ognuna delle 500 cartoline a dei vostri amici o conoscenti
lontani, magari ai nostri Cari Emigranti.
A questo punto vi salutiamo, ringraziando tutte le Persone che hanno partecipato e dato una mano.
Speriamo di poterci ritrovare ancora a Valdastico sulla “Via dei Presepi” nella prossima edizione.
Un forte abbraccio a tutti voi e come sempre... viva la Val d’Astico.
I giorni della merla
Oh che freddo! Oh che gelo!
Vento forte e nubi in cielo!
La pozzanghera è ghiacciata,
la grondaia si è gelata!
Indossiam sciarpe e cappelli,
bei maglioni e gran mantelli,
paraorecchie e poi giacconi
canottiere, calzettoni!
Ma ‘sto freddo non va via:
gela tutto, mamma mia!
Più pungente di una sberla:
sono i giorni della merla!
lunedì 28 gennaio 2019
Fonti di acqua e di sangue
【Gianni
Spagnolo © 190129】
Il più antico elenco completo dei
capifamiglia di San Pietro, risale al 1578, data del verbale della vicinìa (assemblea dei capi famiglia) che ne deliberò a fusione con Rotzo. Da quel documento si ricava la lista
dei cognomi presenti in paese all'epoca (riprodotta in fondo).
Sarebbe più corretto parlare di patronimici (cioè appellativi riferiti al nome del padre), dato che siamo ancora agli inizi della loro trasformazione in cognome. Constatiamo che un paio di casati allora elencati,
quali i Facini/Facino e i Rezanini non sono arrivati fino ai giorni nostri.
A quel tempo il riconoscimento delle persone avveniva in riferimento al padre (figlio di ... ) e infatti buona parte dei cognomi paesani hanno origine patronimica: di Giovanni [Janese] (Gianesini); di Lorenzo* (Lorenzi); di Bertoldo* (Toldo); Di Bonifacio* (Bonifaci); di Luca (Luca/Lucca); di Alessio (Alessi).
A quel tempo il riconoscimento delle persone avveniva in riferimento al padre (figlio di ... ) e infatti buona parte dei cognomi paesani hanno origine patronimica: di Giovanni [Janese] (Gianesini); di Lorenzo* (Lorenzi); di Bertoldo* (Toldo); Di Bonifacio* (Bonifaci); di Luca (Luca/Lucca); di Alessio (Alessi).
Facino era un diffuso diminutivo
del nome di battesimo Bonifacio (dal latino Bonifatius
= colui che ha un buon destino); basti pensare ai numerosi cognomi: Faccio,
Facci e Faccin esistenti nella nostra
provincia e derivati da esso. Nei primi anni del secolo XV° a San Pietro
era attestato un Ser Facino de’ Toldo che era una persona importante della piccola comunità composta allora da una dozzina di famiglie. Non è inverosimile che i tre "Facini" della lista fossero pertanto ramificazioni del ceppo dei Toldo e che persino i Bonifaci siano riconducibili ad un comune e più remoto capostipite con loro. Non sarà un caso che nell'atto del 1578 il patronimico sia scritto al plurale: "de' Toldi", a significare che che era uno dei rami allora presenti e che questi si dichiaravano a loro discrezione non essendosi ancora del tutto affermato il cognome.
Va infatti considerata la tradizionale usanza, protrattasi fino alle nostre generazioni, di attribuire al primogenito
maschio il nome del nonno paterno e al secondo, se vivente il primo,
quello del nonno materno. Solo il terzogenito, se sopravvivevano i
primi venuti (cosa in passato tutt’altro che scontata) poteva sperare in un
nome più originale, spesso preso dal santo del calendario. Immaginiamoci perciò la confusione che poteva esserci già alla terza generazione quando molti cugini si trovavano a perpetuare il nome del nonno comune. Da qui la necessità di differenziarsi in qualche modo e la proliferazione
dei soprannomi. Dei nomi tramandati ai discendenti attraverso i secoli abbiamo molti esempi in paese: si pensi solo alle ricorrenze di
Francesco per i Gianesini, di Pietro e Giuseppe per i Lorenzi, di Stefano per i
Bonifaci e di Battista e Antonio per i Toldo.
Una schiatta in assoluto con il
maggior numero di soprannomi attestati già dal settecento, furono i
Luca (oggi Lucca). Questo cognome non era documentato
nel XVI° secolo, mentre s’impose invece velocemente in quello successivo.
Ciò avvenne verosimilmente perché il plausibile comune capostipite (Ser Luca q. Toldo?) ebbe numerosi figli maschi che generarono a loro volta molti cugini le cui discendenze richiesero di essere via via differenziate con vari appellativi,
pena il caos in paese.
A lungo sopravvisse invece il
cognome Rezanini (o Rezara/Rezarini: la scrittura varia a seconda delle fonti
documentali), al quale si accompagna spesso il soprannome di Fontana**. L’atto riportato in foto, data del 1765 ed è uno
dei diversi documenti in cui i Rezanini sono detti appunto Fontana. Un ser Battista Fontana era già elencato nella
vicinìa del 1578 e anche nell'atto riportato è citato come teste tal Zuane
Fontana, che ragionevolmente non dovrebbe essere parente prossimo della parte
contraente; dunque i cognomi Fontana e Rezanini convissero per lungo
tempo.
Può essere che Rezanini fosse un identificativo dei Fontana (o viceversa) che saltava fuori di tanto in tanto essendo usato indifferentemente in relazione al grado di formalità dei documenti in cui compare. Il Rezanini del 1578 aveva peraltro un nome (Bernardino) e un patronimico (Jo. Gasparo) del tutto originale e ciò fa supporre che
si trattasse di una famiglia a sé stante.
Bisogna anche considerare che la migrazione dei soprannomi fra le varie
schiatte non era un processo raro nei nostri paesi e alla lunga poteva anche rendere indistinte le genealogie***. D’altra parte, l'origine interna alla comunità dei diversi cognomi era l'evoluzione più naturale, considerata la scarsezza della popolazione e la sua elevata consanguineità, mentre l’immigrazione dall’esterno fu sostanzialmente circoscritta ai territori confinanti.
L’idea che mi son fatto, riflettendo su una serie di evidenze e di circostanze lungo l’intera storia del nostro paese, è che i cognomi che non erano contemporaneamente presenti nelle adiacenti località della valle o della montagna, fossero di origine interna al paese, cioè rami familiari staccatisi nel tempo dai ceppi più antichi. Ritengo appunto questa l’origine dei cognomi: Bonifaci, Lucca e Alessi.
Per riferimento patriarcale (al padre, in caso di diversi figli maschi capostipiti a loro volta di nuove famiglie), o alla madre (acquisizione dell'identificativo materno, per diversificare le famiglie aventi il medesimo ascendente), i casati si sono mescolati finché l'uso e la norma non li fissarono definitivamente. Ciò si verificò generalmente entro il XVII° secolo, a seguito della registrazione anagrafica imposta dal Concilio di Trento per evitare i matrimoni fra consanguinei.
Si tratta beninteso di ipotesi basate sui dati a disposizione, le uniche purtroppo permesse dalla pochezza delle fonti documentali antiche.
L’idea che mi son fatto, riflettendo su una serie di evidenze e di circostanze lungo l’intera storia del nostro paese, è che i cognomi che non erano contemporaneamente presenti nelle adiacenti località della valle o della montagna, fossero di origine interna al paese, cioè rami familiari staccatisi nel tempo dai ceppi più antichi. Ritengo appunto questa l’origine dei cognomi: Bonifaci, Lucca e Alessi.
Per riferimento patriarcale (al padre, in caso di diversi figli maschi capostipiti a loro volta di nuove famiglie), o alla madre (acquisizione dell'identificativo materno, per diversificare le famiglie aventi il medesimo ascendente), i casati si sono mescolati finché l'uso e la norma non li fissarono definitivamente. Ciò si verificò generalmente entro il XVII° secolo, a seguito della registrazione anagrafica imposta dal Concilio di Trento per evitare i matrimoni fra consanguinei.
Si tratta beninteso di ipotesi basate sui dati a disposizione, le uniche purtroppo permesse dalla pochezza delle fonti documentali antiche.
Note:
* Bertoldo è un nome di derivazione longobarda documentato in area lombardo-trentina nel XII° secolo. Bonifacio (che è più ubiquo) riapparve più verso la fine del XIII°, probabilmente sull'onda del pontificato di Bonifacio VIII°. Lorenzo dovrebbe essere più tardivo, dal XV° secolo; in zona è patrono solo di Folgaria. Considerato dunque che il nome (Ber)Toldo dovrebbe essere il più antico, anche perché è prevalentemente indicato nei documenti noti come patronimico, propenderei per ritenerlo di formazione precedente a tutti gli altri.
** Nel corso del XVII° secolo il soprannome Fontana in paese identificava anche una famiglia Gianesini. Contemporaneamente pure a Valpegara delle famiglie Sartore erano soprannominate Fontana, che poi probabilmente sostituì l'originale.
** Nel corso del XVII° secolo il soprannome Fontana in paese identificava anche una famiglia Gianesini. Contemporaneamente pure a Valpegara delle famiglie Sartore erano soprannominate Fontana, che poi probabilmente sostituì l'originale.
*** Alla metà dell’ottocento, per
esempio, delle famiglie Luca (Lucca) vennero chiamate Toldòn (dal cognome della madre del
capostipite). Parimenti Contesso, che era in origine un soprannome dei
Luca, transitò infine ad un ramo dei Toldo. Questo si verificò quando i
cognomi erano ormai consolidati e i soprannomi rimasero perciò a livello di semplici
identificativi paesani. Se ciò fosse invece capitato in epoche precedenti
avrebbe potuto condizionare per sempre la denominazione dei relativi casati.
· Elenco dei 24 Capifamiglia di San Pietro al
29 giugno del 1578:
Riga
|
Tit.
|
Nome
|
*/+
|
Paternità
|
Cognome
|
1
|
Francesco
|
q.
|
Asolino
|
de
JANESINI
|
|
2
|
Zuane
|
q.
|
Bartolomeo
|
di
JANESINI
|
|
3
|
Antonio
|
q.
|
Baptista
|
di
JANECHINI
|
|
4
|
Jo.
Piero
|
q.
|
Jo.
Battista
|
di
JANESINI
|
|
5
|
Francesco
|
q.
|
Jo.
Battista
|
di
JANESINI
|
|
6
|
Andrea
|
q.
|
Jo.
Batta
|
de
JANESINI
|
|
7
|
ser
|
Iseppo
|
q.
|
Zamaria
|
de
Piero de Lorenzo
|
8
|
Francesco
|
q.
|
Zuane
|
de
Piero de Lorenzo
|
|
9
|
Zampiero
|
q.
|
Zuane
|
de
Piero de Lorenzo
|
|
10
|
Domenego
|
q.
|
Lorenzo
|
de
Piero de Lorenzo
|
|
11
|
Zamaria
|
q.
|
Francesco
|
de
Piero de Lorenzo
|
|
12
|
ser
|
Battista
|
q.
|
Crestofforo
|
de
TOLDI
|
13
|
Zuanmaria
|
q.
|
Crestofforo
|
de
TOLDI
|
|
14
|
ser
|
Luca
|
q.
|
Toldo
|
nn |
15
|
nn
|
nn
|
TOLDO
|
||
16
|
Lunardo
|
q.
|
Facino
|
di
FACINI
|
|
17
|
Lorenzo
|
q.
|
Facino
|
di
FACINI
|
|
18
|
Lunardo
|
q.
|
Battista
|
FACINO
|
|
19
|
ser
|
Hieronimo
|
q.
|
Stephano
|
de
BONIFACIO
|
20
|
Bonifacio
|
q.
|
Francesco
|
de
BONIFACIO
|
|
21
|
ser
|
Bernardino
|
q.
|
Jo. Gasparo
|
de
REZANINI
|
22
|
ser
|
Battista
|
nn |
de
FONTANA
|
|
23
|
ser
|
Marco
|
q.
|
Antonio
|
Dalla
COSTA (oriundo da Rotzo)
|
24
|
Battista
|
de
|
Marco
|
Dalla
COSTA
|
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Potenza del nome
[Gianni Spagnolo © 25A20] A ben pensarci, siamo circondati da molte cose che non conosciamo. Per meglio dire, le vediamo, magari anche frequ...