Un vaso rotto
Non è stato svuotato o sistemato, né tantomeno buttato via. La crepa lo attraversa senza nascondersi, divide il bordo in due parti che non combaciano nemmeno più, eppure qualcosa è rimasto al suo posto, come se il gesto di abbandonarlo si fosse fermato a metà.
La terra dentro non è più soffice come quando era stata messa a dimora per accogliere qualcosa. Si è indurita in superficie, ha preso la forma dell’attesa, e conserva tracce di ciò che c’era prima. Forse radici sottili o forse solo il segno di un tentativo. Non c’è più nulla che cresca, ma nemmeno un vuoto completo. È una presenza trattenuta e muta.
Guardandolo, non viene da pensare a ciò che si è rotto, ma a ciò che ancora non è stato tolto. Come se qualcuno, pur accorgendosi della frattura, non avesse avuto il coraggio, o la necessità, di cancellare tutto il resto. E così il vaso è rimasto lì, nella sua preziosa imperfezione.
Attorno, la luce cambia, il vento sposta appena la polvere, e il tempo passa senza intervenire. Nessuno sistema, nessuno aggiusta. Eppure quella terra continua a stare lì dentro, come se custodisse una possibilità che non ha più bisogno di realizzarsi per esistere.
La casetta in campagna

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