La pellagra
La polenta di mais ha ucciso centinaia di migliaia di italiani.
E nessuno ne parla come di una catastrofe — perché nel frattempo è diventata tradizione.
Il mais non è padano. Non lo è mai stato. Prima del 1492 nelle campagne del Veneto, Lombardia e Piemonte si mangiava miglio, farro, orzo. Il mais arrivò dalle Americhe dopo Colombo, si diffuse nel XVI secolo e in pochi decenni soppiantò tutto.
I motivi erano economici: il mais rendeva di più per ettaro, costava meno, sfamava prima. I proprietari terrieri ci guadagnavano. I contadini mangiavano quello che trovavano.
E quello che trovavano, quasi sempre, era solo polenta.
Il problema è che il mais — a differenza di miglio e orzo — non fornisce niacina biodisponibile se non viene trattato con acqua di calce, una tecnica che i popoli mesoamericani usavano da millenni, ma che in Europa non arrivò mai. I contadini padani mangiavano 2-3 chili di polenta al giorno e deperivano senza capire perché.
Quel deperimento aveva un nome: pellagra. La coniò il medico milanese Francesco Frapolli nel 1771 — "pelle agra", pelle ruvida — descrivendo la malattia che stava divorando le campagne del Nord.
Nel solo Trevigiano, tra il 1816 e il 1817, si contarono 60.000 casi. Nel 1878 — anno di punta statistico dopo l'Unità — la Direzione Generale dell'Agricoltura registrò 97.855 malati in 40 province italiane. Veneto in testa, poi Lombardia, poi Emilia. Le stime sui morti per l'intero periodo tra il 1770 e il 1880 parlano di centinaia di migliaia di persone.
Non morti di fame. Morti di una malattia da carenza di una vitamina contenuta nel cibo che mangiavano ogni giorno.
La Repubblica di Venezia se ne accorse già nel 1776, attribuendo la malattia ai "sorghi turchi" immaturi. Un'inchiesta austriaca del 1804-1805 confermò l'abuso di granturco come causa principale. Eppure la polenta continuò ad essere l'unico pasto per i poveri ancora per decenni.
La "tradizione" più identitaria del Nord Italia è nata da un'emergenza alimentare, si è consolidata in una catastrofe sanitaria e ha ucciso in silenzio per oltre un secolo.
Non è un simbolo di radici. È un simbolo di povertà che non aveva alternative.
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