Usi e costumi di un tempo





Durante le mie giornaliere passeggiate, tra sentieri e percorsi vari intorno al mio paese, una piccola costruzione che vedo solitamente, mi ha fatto fermare e tornare indietro nel tempo. 

Era necessaria in ogni casa e per ogni famiglia, era un bisogno a cui non si poteva fare a meno: era il “cesso”. Negli anni 60 era ancora in uso avere il gabinetto all’esterno della casa, in un luogo un po’ appartato, ma che fosse anche facile da raggiungere. 

Spesso ce n’era uno che serviva a tante famiglie del vicinato e non mi soffermo nella spiegazione di com’era al suo interno perché chi ha la mia età, di sicuro ha ricordi ben definiti… Non aveva niente a che vedere con i nostri attuali bagni e ripensandoci, sembra quasi impossibile di aver usato questo modo per espletare i nostri bisogni, ma allora era così per tutti e non ci si faceva caso. 

La mia famiglia, usava quello della Santola Giovanella, situato nel dietro dell’Osteria al Monumento, che si trovava proprio davanti alla mia casa paterna. Mio papà, non mi ricordo gli anni, aveva però costruito un servizio in casa aprendo un varco sul ballatoio delle scale, ricavando così, quasi sospeso, un gabinetto per la famiglia e per farlo aveva dovuto discutere non poco con mio nonno, che rimaneva saldo alle abitudini ed era poco disposto ai cambiamenti. Ci pareva di avere qualcosa di prezioso, robe da “ricchi” e quella “turca” era diventata meta di molti che venivano a vedere com’era questo servizio igienico in casa, per poi costruirlo nelle loro abitazioni. 

Questa piccola costruzione, prima  di entrare al gabinetto, aveva un vano adoperato come un piccolo ripostiglio con uno scaffale di legno dove si tenevano gli indumenti da lavoro; in seguito in estate era stata posizionata la lavatrice, ma d’inverno, visto che era molto rigido e freddo, la si doveva portare in cucina per evitare che si rompesse a causa dell’acqua ghiacciata.  La notte però, in ogni camera, all’interno del comodino c’erano i “vasi da notte” detti “orinali” o “pitali”, che il mattino venivano svuotati nel gabinetto. Pare impossibile eppure anche questo oggetto era indispensabile: erano di  smalto, di ceramica, anche lavorati, oppure in plastica quando è arrivato questo materiale. 

Ho un ricordo particolare di quando andavamo dagli zii Battista e Maddalena, che era la sorella di mia mamma, che abitavano in Contra' Grumale, sopra Calvene: la casa aveva  davanti un ampio prato tutto in discesa, alberi da frutto e fiori di ogni tipo la attorniavano, ma il gabinetto era proprio in fondo al prato, appoggiato a un grande albero e all’interno, fra le assi, il vuoto della valle sottostante. Le cuginette Adriana e Nadia mi hanno accompagnato e insieme a mia sorella abbiamo fatto la pipì tenendo aperta la grande porta in legno e tenendoci la mano, tanta era la paura di cadere di sotto! 

Sono piccoli ricordi di bambina, frammenti di una storia che si fa più nitida, quando ci sono immagini che la fanno tornare presente. Ai nostri giorni, dove i bagni che si costruiscono nelle nostre case, sanno di pulito, hanno ogni comodità e si può stare tranquilli in privato, raccontare dei “cessi” di un tempo, ha quasi dell’incredibile. 

A dire il vero, abbiamo spazzato via ciò che sono stati gli usi e i costumi del secolo scorso, ma ne abbiamo guadagnato in igiene, pulizia e salute. Osservando quel gabinetto, in mezzo alla vegetazione vicino a una vecchia abitazione, nel 2026, ho pensato che porta il peso degli anni, che sicuramente è andato in disuso, ma è anche un muto testimone della storia di una famiglia ed è lì ancora oggi a ricordarci da dove siamo venuti e com’eravamo. Giustamente abbiamo dimenticato, perché quando si cambia in meglio, è facile scordare, eppure anche se può dar fastidio questo argomento, un tempo, espletare i propri bisogni fisiologici, era tutt’altro che semplice! E anche questo fa parte di un passato che per fortuna, non tornerà più, come tanti altri usi e costumi che facevano parte della quotidianità di ogni famiglia che viveva nei paesi della nostra vallata.

Lucia Marangoni (Dàmari)

11 marzo 2026

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